Pasqua. La tradizione della Fiera dell'Angelo

Pasqua. La tradizione della Fiera dell'Angelo

A Pasquetta, torna il mercato di fiori e piante intorno a piazza della Repubblica. Pare risalga al 1500. E c'è di mezzo il convento francescano

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Milano - Venerdi 4 aprile 2014

Anche quest’anno ritornerà puntuale la Fiera dell’Angelo, una delle più longeve tradizioni meneghine, che si celebra il lunedì di Pasquetta nei pressi dell’antico Convento di sant’Angelo.

Palcoscenico dalla bella manifestazione saranno via Appiani, via Parini e via Marcora, viale Monte Santo e una parte di piazza della Repubblica, chiuse al traffico da mattina a sera. Tra le tante bancarelle si potrà trovare di tutto: soprattutto una colorata profusione di piante e fiori, perché la Fiera dell’Angelo è la migliore occasione per acquistare fiori e piante primaverili, ma non mancheranno gli articoli di abbigliamento, quelli per la casa, le tante curiosità etniche, specialità gastronomiche regionali, giocattoli, vimini e cesti, bigiotteria, stampe, libri e prodotti di artigianato vario. E gli immancabili banchetti di zucchero filato, dolciumi e palloncini.
E perché no, se il sole farà da padrone, anche i carretti con le bibite e i gelati.

La storia cittadina ci dice che la Fiera dell’Angelo ha origini antiche perché risalirebbe addirittura almeno al 1500. Un giorno di festa che ci riporta indietro nel tempo e ci regala una bella favola. Eccola: nel 1511, anno duro, tartassato da malattie e carestie, i frati francescani, che vivevano nel vicino convento di Sant’Angelo, furono assaliti dai banditi. Le invocazione e le preghiere dei religiosi provocarono l’apparizione di un minaccioso angelo armato di spada che mise gli assalitori in fuga e, siccome quei frati coltivavano gli orti ed erano esperti giardinieri, verrebbe da qui l’usanza del mercato dei fiori per la Fiera di Sant’Angelo.

Ma a proposito di Fiere antiche, ricordo ancora il bellissimo brano musicale, fine degli anni ’70, di Angelo Branduardi che s’intitolava Alla Fiera dell’Est in cui il colto musicista narrava con un cadenzato ritmo melodico medievale che alla Fiera si poteva comprare quasi tutto, salvo: la Morte e la Fede Cristiana.
Vero, perché le Fiere di allora, specie di campionarie ante litteram, erano immensi mercati che abitualmente si tenevano in una grande città o in borghi conosciuti, diversi dai consueti mercati locali e per questo abbastanza attraenti da calamitare l’attenzione di acquirenti provenienti da regioni vicine.

La Fiera di Sant’Angelo è strettamente collegata alla Chiesa di Sant’Angelo e al vicino convento francescano. Il movimento francescano ebbe, fin dalle origini, grande espansione per merito del suo fondatore Francesco d’Assisi che seppe diffonderne il messaggio apostolico molto al di là della natia Umbria. Già agli inizi del duecento gli storici riportano in Lombardia la presenza attiva dei primi frati minori. San Francesco stesso fu a Milano almeno due volte. La popolarità del suo credo era tale che, secondo gli statuti di Milano già nel 1396, il giorno a lui dedicato era considerato festivo.

Agli inizi del XV secolo, l’arrivo a Milano di san Bernardino da Siena, rappresentante dell’Osservanza della vita francescana ed eccezionale oratore provocò commozione ed entusiasmo.
San Bernardino, che conquistò i milanesi di ogni ceto con la sua consuetudine di predicazione quotidiana per le strade e le piazze cittadine, nel 1419 si spinse fino a Como e nel Canton Ticino; nel novembre di quell'anno era a Treviglio.

Ma senza inseguire il santo senese nei suoi innumerevoli spostamenti nell’Italia settentrionale, mi limiterò a dire che a Milano restò abbastanza da far breccia nel cuore del duca Filippo Maria Visconti, che gli donò: «...la cappella ducale di S. Giacomo a Pavia (16 maggio 1421) e la chiesa di S. Angelo a Milano (18 luglio dello stesso anno)». È il riconoscimento del suo successo come predicatore e come frate dell'Osservanza.

La Chiesa di sant’Angelo, già! Dalla fine del 1200 sulla sponde del Naviglio della Martesana sorgeva una chiesina, con di fianco un rifugio da eremita, che era stata chiamata Sant’Angelo, in memoria dell’Angelo guaritore che, secondo quanto narra un’altra e diversa favola, pare vi fosse miracolosamente apparso per fermare la peste nera.

Dal 1421, i francescani milanesi, ormai quasi quattrocento, mercé le generose donazioni dei fedeli, trasformarono la cappella in una grande chiesa in stile lombardo e, accanto, fecero edificare il convento dedicato a Santa Maria degli Angeli (dal nome della Porziuncola, la chiesetta poco fuori di Assisi in località Santa Maria degli Angeli) che, con gli anni andò sempre sviluppandosi in magnificenza, fino a contare ben sette chiostri e la sua biblioteca era ricchissima.

Per la grandiosità e la bellezza del luogo, il complesso era chiamato Il Paradiso di Milano. Vi si praticava predicazione, si accoglievano i bisognosi, eccetera. Però le cronache dell’epoca narrano che questo centro di fede, pieno d’arte e dispensatore di carità, fosse talmente splendido da provocare qualche dubbio sull’effettiva povertà dei frati che l’abitavano.
Comunque, semidistrutto nel 1527 durante la guerra tra Impero e Lega, nel 1551 fu definitivamente raso al suolo su ordine del governatore spagnolo Ferrante Gonzaga per far spazio a una più robusta cinta di fortificazioni della città.

Il nuovo convento e la chiesa, per sua grandiosa e amabile concessione, sorsero all’interno delle mura. all’incrocio di Porta Nuova e l’attuale via Moscova.

Nell’Ottocento, con Napoleone, fu trasformato in presidio militare e la biblioteca saccheggiata. Il restauro fu iniziato nel 1922 e la biblioteca, che contiene ben quindicimila libri con testi miniati del duecento, fu ripristinata nel 1959.

Patrizia Debicke van der Noot

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