Piazza dei Mercanti, il salotto medievale di Milano

Piazza dei Mercanti, salotto medievale di Milano

Piazza dei Mercanti, salotto medievale di Milano

A due passi dal Duomo, un luogo ricco di storia. Tra commercio, giustizia e pene capitali. E tra le vie di gran classe, non manca la gastronomia d'eccellenza

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Milano - Domenica 7 luglio 2013

Il salotto di Milano, Piazza dei Mercanti, nel medioevo era ancora un prato. Oggi le guglie del duomo svettano orgogliosamente poco in là, ma basta fare pochi passi per calarsi in quell’enclave discreta, appartata, quello scorcio di pietra intriso di passato miracolosamente conservato che ci riporta alla memoria incancellabile della Milano Medievale.
La piazza attuale che è meno della metà di quella originale - che comprendeva anche via dei Mercanti con il Collegio dei Giureconsulti – è circoscritta oggi alla Casa dei Panigarola, la Loggia degli Osii, Palazzo delle Scuole Palatine edificato al posto del preesistente delle “Scuole del Broletto” del XIV secolo con al centro l’imponente mole del Broletto Nuovo o palazzo della Ragione.

Chiudete gli occhi e provate a immaginare la città di allora, erede di una tardiva capitale romana. Secondo Bonvesin de la Riva (1240 circa - 1315 circa), la tesi è ripresa anche da Galvano de la Fiamma, suo contemporaneo: «molti imperatori trascurando Roma (l’Urbe) stabilirono qui la loro sede imperiale e la ragione fu per poter vivere più a lungo perché nella città di Milano che allora veniva chiamata “seconda Roma”, ci è una salubre serenità per l’acqua purissima, una fertilità che scaturisce dalle acqua vive, un aspetto splendente dei giovani e un’età longeva dei vecchi, mentre è riconosciuto che Roma manca di tutte queste cose». Sempre per il Bonvesin: «Dentro la città non vi sono né cisterne né condutture di acque che vengano da lontano, ma acque vive naturali mirabilmente adatte ad essere bevute dall’uomo… tanto abbondanti che in ogni casa appena decorosa vi è sempre una fonte di acqua… chiamata pozzo…. Più di seimila fonti … assicurano ogni giorno ai cittadini acqua viva». Bello eh?

E poi era una città che importava prodotti agricoli dai fertili territori del contado, ma: «I verdeggianti frutteti, e anche gli orti e le vigne sono spessissimo ricchi di ottimi frutti quasi di ogni genere, che offrono al gusto dell’uomo il piacere di un buon sapore».

Quella Milano, circoscritta da mura, ricostruite dopo la distruzione del Barbarossa, compatta, multiturrita, aveva ancora il verde alle porte e dentro. Difficile da credere, vero?, che dove oggi pullulano case, uffici, strade, negozi, fabbriche, periferie migliori e peggiori, un tempo ci fossero orti, giardini e ampie zone boschive, ricche di verde.

L’Olona e il Seveso erano fiumi puliti e addirittura il Lambro prendeva nome dal vocabolo greco lampròs che significa lucente com’era la sua acqua.
Una città signorile e operosa che abbondava di capaci artigiani e orgogliosa delle sue chiese, piazze e palazzi.

E il Bonvesin riporta puntualmente anche la minuziosa descrizione della Nuova Corte del Comune, la cui costruzione fu intrapresa nel 1228, quando il Consiglio Generale del Comune stabilì l’istituzione di un Broletto Nuovo - in sostituzione di quello vecchio (l’attuale Palazzo Reale) - o Palazzo della Ragione, dove i giudici rendevano ragione nelle cause civili e penali.
Broletto è il diminuitivo di Brolo, che sta per prato, prato boscoso, passato nel medioevo a indicare il luogo dove si amministrava la giustizia.

Sistemata a partire dal 1251, ebbe forma a quadrilatero completamente chiuso da edifici ma con sei voltoni, archi che si aprivano verso le porte delle mura medioevali della città: Vercellina, Comasina, Nuova, Orientale, Romana e Ticinese.

La nascita del Broletto Nuovo segnò anche il passaggio di mano tra il comune aristocratico governato dai poteri feudali e vescovili alle classi mercantili. Anche a Milano, come in buona parte dell’Europa, nacquero e divennero potenti le corporazioni a guardia di arti e mestieri. E le vie superstiti, adiacenti a Piazza dei Mercanti, portano ancora oggi i loro nomi: gli Armorari, fabbri provetti maestri nella fabbricazione delle armature, gli Spadari, gli Speronari, i Cappellari e gli Orefici, mentre è scomparsa via dei Fustagnari ancora visibile in una mappa di fine ottocento.

La Piazza diventò presto il centro della vita cittadina milanese: commercio, giustizia, arbitrati. Sotto i porticati del Palazzo della Ragione si trovavano i banchi notarili per stipulare contratti, testamenti e donazioni; i mercanti per la vendita e lo scambio di merci, i banchieri con i loro scanni e tanti carretti per la vendita al dettaglio. Cuore pulsante di commerci, qui si ricreava ogni giorno la ricchezza di Milano.
Da una finestra del Palazzo della Ragione pendeva la grossa fune destinata ai condannati. Su uno dei lati della piazza c’era persino il carcere.

Ma ora che sappiamo qualcosa, se vogliamo fare un giro artistico/turistico della Piazza, cominciamo dal Broletto. Sotto le arcate troviamo il simbolo più antico di Milano, il bassorilievo della scrofa semilanuta detta mediolanea da sus mediolaneum a cui la tradizione attribuisce l’etimologia di Mediolanum il nome latino di Milano. Comunque una millenaria leggenda popolare favoleggia che quando intorno al 600 a.C. il celta Belloveso, arrivato nella pianura padana con le sue schiere di Galli, decise di fondare una città e consultò il suo aruspice (tanto per darvi l’idea avete presente Panoramix di Asterix?), questi gli disse di fondarla nel luogo dove avesse trovato una porcellina con il dorso coperto a metà di lana. Belloveso la trovò, sissignori, padroni di non crederci, e così fece…

Una curiosità, se siete con amici e volete giocare al telefono senza fili, provate l'eco della loggia. Mettevi accanto a due colonne poste obliquamente dove vedete dei fori e parlate vicino. Scoprirete che sia voi che l’altro potete sentire ogni parola. Pare fosse il modo usato dai venditori per scambiarsi informazioni. Sopra la loggia del palazzo si trova il salone, m 48 per 15,60, che accoglieva il Consiglio generale dei Novecento (che poi in realtà erano 150). Se volete dare un’occhiata da vicino, bisogna passare da Casa Panigarola - che deve il nome ai proprietari, notai fin dal ‘200 a Milano - (alla fine dei portici, si gira a sinistra e l’ingresso è a destra), affrontare lo scalone, attraversare una sala e superare il ponte di collegamento con Palazzo della Ragione.

Per riprendere il nostro giro artistico/turistico, si torna in piazza e, a destra di Casa Panigarola, si ammirano Le Scuole Palatine con la statua di Sant’Agostino che sovrasta l’ingresso e si arriva davanti alla Loggia degli Osii, ricostruita accuratamente su disegni del tempo di Matteo I Visconti, che aveva acquisito l’area dalla famiglia nel 1316. L’unico elemento originale dell’edificio è il balconcino che ostenta l’aquila imperiale tra due biscioni viscontei.
Era la cosidetta parliera da dove i trombetti annunciavano le nuove grida (pubbliche ordinanze). Il successivo palazzetto neogotico che ospitava la sede della Banca Rasini (la prima finanziatrice del cavalier Silvio Berlusconi) fu ideato (era la moda dell’epoca) nel 1872 da Giovanni Battista Sormani al posto di un portico trecentesco e, con gli anni, ha acquistato una sua dignitosa veste di vetustà.

Peccato che nella Piazza non ci siano luoghi di ristoro, che so, bar signorili o pasticcerie che invitino il turista a fermarsi. Mi sento di rimpiangere la famosa Ostaria della Pattona frequentatissima nel quartiere e famosa per la sua saporita trippa, la rosticciana, la polenta e tanto vino che dava alla testa.

Dal 1921 al centro di Piazza dei Mercanti, al posto della pietra dei falliti un masso appuntito sul quale erano condannati a sedere (senza mutande) gli imbroglioni e gli insolventi, è stato rimontato un pozzo del XVI secolo che era sull'altro lato, davanti al Palazzo dei Giureconsulti, fino al greve rifacimento, per non dire distruzione del 1878 – pare per far passare le carrozze - che vide la nascita di via dei Mercanti.

Il Palazzo dei Giureconsulti fu fatto edificare nel 1562 dal milanese papa Medici, Pio IV, per accogliere il collegio dei Nobili Dottori. Divenne Borsa Valori per la Camera dei Mercanti di Milano dal 1809, con la calata delle truppe napoleoniche e la soppressione di tutte le istituzioni professionali. Fu in seguito anche sede del telegrafo e della Banca Popolare.

Dopo lo spostamento della Borsa nel 1911, passò alla Camera di Commercio che ne fece la propria sede fino al trasloco in via Meravigli nel 1985. Dal 1991 è stato trasformato in un’elegante struttura adatta ad ospitare convegni, mostre e conferenze.

È in atto la mostra di Massimo Giannoni che andrà avanti fino al 15 luglio. A settembre, dal 18 al 24, ci sarà Milano Moda Donna. A ottobre, dal 5 al 9, Move App Expo, Smart Mobility & Technology, dal 28 novembre al 1 dicembre: Luxury in the World, International Exposition.

Molto vicino c’è Mc Donald's al Duomo ma, se volete un posto di una certa classe per mangiare qualcosa andate al Caffè dei Mercanti in via Mercanti. Non regalano, ma pare sia buono. Poi, sempre caruccio, poco lontano, in via degli Spadari, troverete Peck, detto anche il tempio della gastronomia.

Ma per la Piazza c’è una bega in arrivo tra il comune e i negozianti del centro. I commercianti della zona infatti hanno scritto al Comune. «Non capiamo perché, alle prossime feste natalizie, non si debba più svolgere nella Loggia e nella via dei Mercanti il Mercato di Natale. Mercato ormai diventato un’apprezzata tradizione ­sarebbe stata l’ottava edizione - con tantissimi milanesi e turisti (quasi 2 milioni di frequentatori lungo l’intero periodo di svolgimento) che, fra le bancarelle, potevano trovare qui il tipico mercatino natalizio che, di solito, si va a ricercare in località straniere o in Alto Adige».

Forse questa apprezzata tradizione sarà anche un acchiappa-turisti un po’ banale. Ma ritengo che la Loggia dei Mercanti, cuore medievale del commercio milanese, sia ancora il luogo più adatto ad ospitarla. Perché spostarla in piazza Beccaria che, data la sua posizione, non ha certo un gran passaggio di turisti?

Patrizia Debicke van der Noot

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