Teatro alla Scala: il programma della stagione 2013-2014

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Si apre con Traviata, poi Elektra di lusso con Chéreau e decine di spettacoli. Pisapia: «Sostenere la Scala è sostenere il Paese». E Lissner si congeda pensando a Expo

La sala del Teatro alla Scala vista dal palco reale

La sala del Teatro alla Scala vista dal palco reale

Milano
Giovedi 23 maggio 2013 ore 17:31

di
Matteo Paoletti

«Questa stagione sarà una stagione di sintesi, che intreccerà temi e tendenze sviluppate durante tutto il mio lavoro a Milano». È un lungo discorso dal sapore del congedo quello con cui Stéphane Lissner presenta la stagione 2013-2014 del Teatro alla Scala: dopo nove anni alla guida del «teatro d'opera più importante del mondo» il sovrintendente è pronto a lasciare lo scranno del Piermarini con un cartellone imperniato su quattro grandi temi.

Il tema dell'opera italiana, con La Traviata che apre la stagione e chiude idealmente il bicentenario verdiano, un ciclo dedicato a Strauss (con una Elektra nuova di zecca e una serie di composizioni sinfoniche contemporanee ispirate al maestro tedesco), un ciclo dedicato a Beethoven affidato al pianoforte di Maurizio Pollini e alla direzione di Pierre Boulez e un ciclo su Schubert con protagonista il maestro scaligero Daniel Barenboim a novembre/dicembre 2014.
Su questi quattro punti cardinali s'intersecano una mole di nuove composizioni, concerti, balletti e azioni sceniche, tra cui Opera, composta per l'occasione da Leonid Desyatnikov.

Questa è l'eredità che il sovrintendente Stéphane Lissner lascia al suo successore. E se sul bando attraverso cui verrà scelto il nuovo direttore non spende una parola, Lissner lascia la Scala tracciando alcune linee guida in vista dell'Expo 2015: anche se l'attuale sovrintendente non sarà più a Milano, chi occuperà la sua scrivania troverà una stagione 2014-2015 già segnata: «La mia decima stagione sarà un vetrina di artisti e opere con lo spirito dell'Expo», conclude Lissner. Del resto, in uno dei pochi teatri italiani a rispettare la programmazione triennale imposta dal Fus, quella del sovrintendente e direttore artistico Lissner è un'indicazione dovuta.

La stagione, com'è noto, si aprirà il 7 dicembre nel segno di Giuseppe Verdi, con una nuova produzione de La Traviata affidata alla bacchetta di Daniele Gatti, con le scene e la regia di Dmitri Tcherniakov e con la parte di Violetta affidata ai mezzi del soprano di coloratura Diana Damrau, virtuosa del repertorio mozartiano e donizettiano al debutto nel ruolo.
Come ormai tradizione, la prima di Sant'Ambrogio sarà preceduta da un'anteprima dedicata ai giovani (4 dicembre).

In un 2013 dei bicentenari di Verdi e Wagner fortemente segnato dal teutonico Wort-Ton-Drama - con il direttore musicale Daniel Barenboim sulla rampa di lancio per la direzione del Ring, al via il 17 giugno - la nuova stagione della Scala, garantisce Lissner, «vedrà Verdi in posizione dominante, in un cartellone che vedrà 7 opere italiane sulle 10 in programma».
Già, dieci opere e non tredici come da tradizione, a causa dei tagli ministeriali al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus). «È una scelta che anticipa il costante calo dei contributi pubblici - spiega il sovrintendente - Che con la crisi si contrarranno ancora. Noi abbiamo scelto di resistere, senza smantellare il teatro pubblico, anche grazie all'eccezionale sostegno dei privati». Un impegno che - caso unico in Italia - consente alla Fondazione lirico sinfonica di raccogliere ogni anno dai privati 43 dei 116 milioni di euro iscritti a bilancio.

«Sostenere la Scala è sostenere il Paese» incalza il sindaco Giuliano Pisapia, presidente della Fondazione, che attingendo a uno studio dell'Università Bocconi sull'impatto economico della Scala, snocciola i dati: «Per ogni euro investito, la Scala ne ritorna 2,7 alla città. Un indotto che arricchisce se stessa e anche il territorio, per un tempio della lirica che il mondo ci invidia».

Oltre a La Traviata, il cartellone attinge ancora alla Trilogia popolare con Il Trovatore (con la ripresa a febbraio dell'allestimento di Hugo De Ana diretto da Daniele Rustoni) e indaga il Verdi della maturità con il Simon Boccanegra di Federico Tiezzi, già visto nel 2010 e che ancora una volta vedrà sul podio Daniel Barenboim e il ritorno nel ruolo del titolo di Placìdo Domingo e del consumato baritono verdiano Leo Nucci.

A febbraio, spazio a Donizetti con Lucia di Lammermoor (direzione di Pier Giorgio Morandi, regia di Mary Zimmermann, produzione del Metropolitan di New York) e a luglio al Rossini francese con Le Comte Ory, nuova coproduzione di Scala e Opéra National de Lyon affidata alla bacchetta di Donato Renzetti, alle doti di Juan Diego Flòrez e a regia, scene e costumi di Laurent Pelly.

In accordo con la tradizione scenica e la visione di Lissner, chiudono la compagine delle opere italiane Così fan tutte di Mozart-Da Ponte (nuova produzione diretta da Barenboim con scene e regia di Claus Guth) e la ripresa della Cavalleria Rusticana secondo Mario Martone con la direzione di Daniel Harding, che la direzione artistica ha inserito in un curioso abbinamento con due balletti a tema floreale: l'atto unico di Mascagni sarà preceduto dal tableau choréographique Le spectre de la rose (coreografia di Michail Fokin su musiche di Carl Maria von Weber) e La rose malade, balletto di Roland Petit composto su libretto ispirato a William Blake e musica di Gustav Mahler. Costumi di Yves Saint Laurent.

A marzo 2014 andrà in scena la terza direzione operistica di Barenboim, La sposa dello zar di Rimskij-Korsakov, spettacolo in coproduzione con la Staatsoper Unter den Linden di Berlino con la regia e le scene Dmitri Tcherniakov: «A causa della sua modestia eccessiva Rimskij Korsakov è un compositore forse troppo trascurato - spiega Barenboim - eppure senza di lui non ci sarebbe stata la modernità russa, Stravinskij non sarebbe mai nato. Per questo motivo sono molto contento di dirigerlo».

Tra gli altri grandi direttori impegnati sul podio del Piermarini, quest'anno vedremo Antonio Pappano con Les Troyens di Berlioz (regia David Mc Vicar) ed Esa-Pekka Salonen, impegnato in uno dei maggiori sfrozi produttivi della stagione scaligera 2013-2014, la Elektra di Richard Strauss con la regia di Patrice Chéreau e le scene di Richard Peduzzi.
L'allestimento, che andrà in scena a maggio 2014, vedrà impegnati tra gli altri Waltraud Meier, Evelyn Herlitzius e René Pape, in una coproduzione monstre con il Aix en Provence, Met, Opera di Helsinki, Liceu di Barcellona e Staatsoper di Berlino.
«È uno spettacolo che è l'esempio di ciò che la Scala è oggi - spiega Lissner - Elektra nasce a Milano, nei laboratori Ansaldo, e poi girerà il mondo. Un risultato reso possibile solamente dagli sforzi e dalla qualità delle maestranze. Senza il loro contributo e il loro lavoro, non avremmo potuto raggiungere questi risultati».

Risultati unici in Italia, con un teatro capace di garantire più di 200 alzate di sipario, 400mila spettatori e incassi dalle biglietterie per 30,2 milioni di euro, con una forte crescita del pubblico russo. Tutti dati messi nero su bianco dallo studio realizzato da Paola Dubini del centro studi ASK della Bocconi, un focus importante per sfatare alcuni miti sulle fondazioni lirico-sinfoniche e sul confronto con i principali teatri europei. Partendo dal vituperato costo del personale degli enti lirici (la voce più pesante nei bilanci di qualunque teatro) lo studio dimostra come all'Opéra di Parigi (finanziata al 54% da contributi pubblici) le sovvenzioni statali coprano il 98% dei costi del personale, alla Royal Opera House di Londra il 63% e alla, invece, il 51%. In termini assoluti, L'Opéra di Parigi si sostiene ogni anno su 105 milioni di euro di contributi pubblici, la Scala su meno della metà (46 milioni).

Matteo Paoletti
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