L'Isola e Porta Nuova. Alla scoperta del quartiere in mutamento

Isola e Porta Nuova

Isola e Porta Nuova © mentelocale.it / Martina Pagano

Si passa dalle case di ringhiera all'Unicredit Tower e all'avvenieristica piazza Gae Aulenti. Chi ci vive teme la riqualificazione 'selvaggia'. E lotta per farsi sentire, guardando alla cultura. Le foto

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Milano - Martedi 26 febbraio 2013

Si chiama Isola perché i cambiamenti urbanistici di Milano l’hanno separata dal resto della città. I suoi abitanti, gli isolani, amano sentirsi quasi confinati in un'enclave che ricorda tanto un paese dove, appena si mette piede, la tensione si allenta, i rumori si fanno lontani e la gente per strada si saluta.

Dal 2007 l’Isola fa parte del progetto di Porta Nuova, un ambizioso intervento che punta a riqualificare le aree circostanti i quartieri Garibaldi, Isola e Varesine. In passato il tessuto urbano della città era molto diverso. La Stazione Centrale sorgeva in piazza della Repubblica, allora i treni attraversavano i tre quartieri rendendoli uniti e animati. Quando la Centrale è stata spostata dov'è oggi ed è stata costruita la stazione di Garibaldi, vasti spazi sono rimasti scoperti e abbandonati. Porta Nuova vuole recuperare il territorio, ridisegnandolo in edifici istituzionali, commerciali, culturali e residenziali.

Provenendo da Corso Como, in via Vincenzo Capelli sono esposti alcuni scatti de La città che sale, la mostra fotografica per l’inaugurazione di Porta Nuova, nella quale Gabriele Basilico, recentemente scomparso, e Marco Garofalo hanno immortalato le trasformazioni degli spazi durante i lavori. È impossibile non richiamare echi futuristi nel progetto e nelle sue strutture. Ho subito pensato all’architetto Antonio Sant’Elia, che malgrado abbia lasciato bozzetti d’ispirazione utopistica, ha ragionato sull’idea di un’architettura “pubblica” e sulla necessità di rendere le città dinamica anche assecondando le esigenze che i mutamenti sociali portavano con sé. Porta Nuova contribuisce a fare di Milano una metropoli sempre più moderna e vicina agli standard internazionali.

Via Vincenzo Capelli sbocca in piazza Gae Aulenti. A colpirmi è una frase dello scrittore Luca Doninelli apposta su un cartello: «Aprire una nuova piazza è come aprire una nuova strada. Significa dare alla città un nuovo pezzo di destino, una folla di nuove possibilità, di nuovi inizi». E in effetti questo è il cuore di Porta Nuova, il punto dove idealmente confluiscono gli sforzi di progettatori e operai, dove finalmente ci si può accomodare.

La piazza, con tre fontane a sfioro punteggiate da luci colorate, ospita la Unicredit Tower, il grattacielo più alto d’Italia, dell’architetto argentino Cesár Pelli di Pelli Clarke Pelli Architects che, insieme all’americano Kohn Pedersen Fox Architects e il milanese Boeri Studio (espressione del passato da architetto dell'attuale assessore alla cultura), è tra i principali partecipanti del progetto di Porta Nuova promosso da Hines Italia.

Fino a qui tutto bene. Interventi all’avanguardia, nuove prospettive per Milano, ma una volta scese le scale mobili in direzione della stazione di Garibaldi, costeggiato il Cavalcavia Bussa e giunti all’Isola è difficile credere che le operazioni di Porta Nuova non abbiano suscitato esitazioni.

La prima notizia che ho saputo sull’Isola è che ci è nato Silvio Berlusconi. Niente paura.
Imboccata via Pastrengo, bastano pochi passi per rimanere affascinati dai meravigliosi palazzi Liberty, le case di ringhiera con i cortili che mi ricordano la frazione della campagna lomellina in cui abito. Non c’è traffico, la gente in giro è poca, i bar sono veri punti di incontro, come nei paesi.

Tra un tetto e l’altro spuntano le gru degli edifici in costruzione di Porta Nuova. Non sono certa di quali vie abbia seguito, ma mi ritrovo davanti ai lavori del Bosco Verticale, le due torri residenziali con terrazze interamente ricoperte da piante. Mentre mi posiziono per centrare l’inquadratura della macchina fotografica, qualcuno alle mie spalle borbotta che tutto quel cemento toglierà fiato, tutta quell’altezza non farà nemmeno più penetrare il sole.
Mi guardo intorno e noto il gioco di luci che la facciata del Bosco produce contro il rivestimento di vetro della Unicredit Tower in lontananza: non riesco a percepire una cortina asfittica che intrappola il respiro, ma è pur vero che non abito all’Isola e in un lampo penso a quando il vicino di fronte ha voluto ingrandire casa, oscurando la vista della campagna dal mio balcone.

Sull’Isola mi sono documentata, ciò che emerge è un forte malcontento per i cambiamenti urbanistici che rischiano di privarla della sua unicità.
La storia del quartiere è fatta di lotte operaie, Antifascismo, miti come Don Eugenio Bussa, il parroco che, durante la Seconda Guerra Mondiale, si adoperò a favore delle famiglie di immigrati ed ebrei, creando spazi e possibilità soprattutto per i giovani. Perché la povertà dell’Isola favorì il dilagare della delinquenza. I vari Ezio Barbieri e Sandro Bezzi, protagonisti del crimine milanese degli anni Quaranta, secondo alcuni, erano il risultato della miseria lasciata dalla guerra, gente che usciva dall’Isola per far rapine e assalti ai portavalori tornando con il bottino da spartire tra chi ne avesse bisogno. Dietro queste ricostruzioni c’è spesso leggenda, ma è vero che l’Isola ha un’identità compatta, un nucleo autentico che vuole preservare dal cemento e il vetro dei progetti di Porta Nuova.

In primo luogo, i tanti Comitati del quartiere si battono contro la presunta speculazione edilizia e la non-ecosostenibilità degli interventi che portano via verde all’intera area, ritenendo che gli spazi da riqualificare dovessero essere adattati a scopi diversi. È il caso, ad esempio, del Bosco di Gioia, un vasto terreno lasciato in eredità dalla contessa Giuditta Sommaruga al Policlinico Maggiore che lo diede in affitto a un vivaio fino a quando non fu venduto, cadendo nell'oblio per trasformarsi in un prato incolto.

Nel 2006 il Bosco è stato abbattuto - leggi l'intervista a Elio e le Storie Tese in proposito - per fare posto alla nuova sede della Regione, Palazzo Lombardia con un investimento di oltre 500 milioni di Euro.

Inoltre, le attività culturali sono state notevolmente ridimensionate dopo l’abbattimento nel 2007 dell’antica Stecca degli Artigiani tra le vie De Castillia e Confalonieri che ospitava laboratori e associazioni oggi accorpati nell’Incubatore per l’arte. Allo stesso modo la Cascina Romagnina, testimonianza dell’antico Comune dei Corpi Santi al di fuori delle mura della città, è stata rasa al suolo.

Il comitato I Mille ha lottato, e lotta, per la conservazione di altri luoghi di archeologia industriale come il Deposito merci ferroviario e la Fabbrica di pettini Janeke.

In generale, si teme è che i cambiamenti in atto nel quartiere - tra cui le residenze di lusso progettate da Lucien Lagrange - possano innescare un processo di gentrification favorendo l’arrivo di un nuovo tipo di residenti abbienti e trendy, annacquando le tradizioni proletarie e industriali dell’Isola. E forse il processo è già iniziato. Basta fare un salto al Blu Milano (via Carmagnola 5), bar-trattoria frequentato da giovani (e non) hipster silenziosamente incollati al loro Mac.

L’Isola non ha accolto con pregiudizio gli interventi di Porta Nuova, ma le intenzioni del progetto si sono rivelate incompatibili con lo spirito isolano. Molte le lamentele sorte dopo aver scoperto che la Casa della Memoria di Boeri prenderà il posto di un (ipotizzato) centro civico e verrà occupata per lo più da uffici.

L’Isola, intanto, esprime la sua identità di quartiere vivace, orientato al futuro attraverso le attività promosse della Brand New Gallery (via Farini 32) e l’Osservatorio Figurale (via Borsieri 12) fondato da Enrico Lui dove si studia il nudo e la figura umana avvolti da una calorosa comunità artistica.
VIR Viafarini-in-Residence
(via Farini 35) si propone invece di offrire residenza ad artisti che vogliono trascorrere un periodo a Milano aiutandoli nell’allestimento delle loro mostre. E ancora il circolo Arci Métissage (via Borsieri 2), la libreria Les Mots (via Carmagnola angolo via Pepe) fino al lavoro sempre aggiornato dei blog Milanoisola e Zonaisola. Quest’ultimo ha anche creato una Google Map Arte e cultura nel quartiere Isola che ci piace segnalare.

Malgrado i ricorsi al Tar, i cortei e i digiuni, i piani di Porta Nuova proseguono. Girando per le strade dell'Isola rimane l’atmosfera placida e quel sentore accogliente che le ruspe, probabilmente, non cancelleranno mai.

Martina Pagano

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