«Vi racconto mio fratello, Piero Manzoni». L'intervista

Elena Manzoni di Chiosca, sorella di Piero Manzoni

Elena Manzoni di Chiosca, sorella di Piero Manzoni © mentelocale.it / Lorenza Delucchi

Mercoledi 6 febbraio 2013

Elena è la sorella del maestro, morto cinquant'anni fa, il 6 febbraio 1963. «Non potevo uscire con i suoi amici di Brera, voleva trovarmi un buon partito». L'amarcord, con un...

Milano / Cultura / Arte

di Lorenza Delucchi

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CHI ERA PIERO MANZONI?

Piero Manzoni nasce il 13 luglio del 1933 a Soncino (Cremona). Cresce a Milano, trascorrendo le vacanze estive ad Albisola Marina, in Liguria, dove la famiglia frequenta Lucio Fontana, il fondatore dello Spazialismo.

Nel 1956 Manzoni debutta alla IV Fiera mercato del castello Sforzesco di Soncino. L'anno successivo partecipa alla mostra Arte Nucleare, presso la galleria San Fedele di Milano: dipinge sagome antropomorfe e quadri con impronte di oggetti. Realizza inoltre i primi Achromes (1957), grandi superfici bianche imbevute di colla e caolino (un'argilla bianca impiegata nella produzione della ceramica).

Nel 1958 espone insieme a Lucio Fontana e ad Enrico Baj. Inizia la collaborazione con Enrico Castellani e Agostino Bonalumi. Nel 1959 fonda la rivista Azimuth e la Galleria Azimut.
Lo stile di Manzoni diviene sempre più radicale. Supera la superficie del quadro e propone una serie di opere provocatorie, insofferenti nei confronti della tradizione. Di questo periodo sono i Corpi d’aria e il Fiato d'artista (palloncini contenenti il fiato di Manzoni);
le Uova scultura, autenticate dalle impronte digitali dell'artista e nuovi Achromes, realizzati con i materiali più vari, dalla fibra di vetro ai pani plastificati, alcuni rigorosamente bianchi, altri in colori fosforescenti..

Il 21 luglio del 1960, Piero Manzoni presenta alla Galleria Azimut di Milano una delle performance più famose: la Consumazione dell'arte dinamica del pubblico divorare l'arte. L'artista firma con l'impronta del pollice alcune uova sode che vengono consumate sul posto dal pubblico.
Nel 1961, alla Galleria La Tartaruga di Roma, Piero Manzoni firma per la prima volta degli esseri umani trasformandoli in Sculture viventi. Nello stesso anno pone in vendita le scatolette di Merda d'artista.
Nel 1962, Manzoni progetta con l'editore Jes Petersen la pubblicazione di un libro dalle pagine bianche: Piero Manzoni. The Life and the Works.
Il 6 febbraio 1963, Manzoni muore improvvisamente di infarto a Milano, nel suo studio.

(Fonte: Fondazione Manzoni)

«Il Piero amava frequentare l'ambiente di Brera, ma non voleva che andassi con lui, diceva che non era un contesto adatto ad una signorina per bene. Poi capitava ugualmente che ci trovassimo negli stessi locali o a notte fonda a casa, in cucina, lui tutto intento a preparare le sue performance, sai, gli serviva il forno...». Elena Manzoni di Chiosca è una delle sorelle di Piero Manzoni, di cui oggi, mercoledì 6 febbraio, cadono i cinquant'anni dalla morte.

Il Piero ha quasi trent'anni quando se ne va per colpa di un infarto, lasciando un'eredità artistica fatta di ironia e avanguardia. Oggi le sue opere sono esposte in tutto il mondo, eppure dice la sorella Elena: «Noi all'epoca non gli davamo mica molta importanza, frequentava un giro di persone e artisti alternativi, ci sembrano che le sue cose fossero normali. Abbiamo capito che non era così quando, immediatamente dopo la sua morte, sono arrivate richiesta dall'Italia e dall'estero».

Oggi, Elena è presidente della Fondazione Manzoni che vigila sull'autenticità delle opere e tutela la memoria dell'artista. E proprio in vista di questo anniversario sta lavorando con lo Stadel Museum di Francorte che, a giugno, ospiterà una grande retrospettiva curata da Martin Engler. La mostra sarà a Palazzo Reale ad ottobre.

Ma chi era questo fratello ingombrante? «Era molto protettivo perchè la mamma era rimasta vedova ed essendo il più grande si sentiva responsabile per noi fratelli e sorelle, con me in particolar modo».

Siamo a metà degli Quaranta, i Manzoni di Chiosca hanno nobili lombi e numerose amicizie nell'ambito dell'arte. «Andavano sempre al mare ad Albissola in Liguria e lì, ai nostri stessi bagni, incontravamo i Fontana. Si può dire che Lucio e Piero si conoscessero da sempre».

Da un cosa, nasce l'altra, così: «Quando è emerso il suo dono per il disegno - spiega Elena - mia madre l'ha mandato a lezione, io gli facevo da modella, ero poco più di una bambina».

Crescendo, Manzoni capisce che quel bisogno d'arte non si può limitare al disegno figurativo e comincia a frequentare il giro di Brera: «Mia madre lo voleva laureato e, per farla contenta, lui faceva un esame, ottenendo soldi e tempo per fare quello che gli piaceva. Quando ha lasciato l'Università, le cose non sono cambiate. La mamma ha continuato a pagargli l'affitto, la macchina, i materiali per le opere».

Poi la sorellina, cresce, comincia a fare la sua vita: «Uscivo la sera, ma Piero era preoccupato, diceva che dovevo trovarmi un buon partito. Proprio lui, capito?». Lo dice sorridendo, Elena, come si fa parlando di un bimbo impunito. L'artista italiano che più ha amato la provocazione era figlio del suo tempo. Con le antenne drizzate verso il futuro sì, ma tradizionalista quando si trattava di cose di famiglia.

Molti anni dopo, l'ennesimo giro del destino vuole che, nella vita di Elena, entri un'altra artista.
Si tratta di Giuseppina Pasqualino di Marineo, sua figlia, meglio nota come Pippa Bacca. Nel 2008 Pippa e una sua amica intraprendono una performance itinerante attraverso 11 paesi sconvolti da guerre. Vestite da sposa, vogliono comunicare un messaggio di speranza e amore. La giovane artista scompare mentre si trova in Turchia e viene ritrovata senza vita dopo qualche settimana di ricerche.

Della sua famiglia - Pippa ha quattro sorelle - ha stupito la compostezza nel dolore, l'assenza di desiderio di vendetta: «Io credo e la fede è una scelta, come ha detto Papa Ratzinger - mi dice Elena - Ho scelto di credere che la morte di Pippa vada letta in un contesto più grande. Il suo messaggio di apertura verso il prossimo e speranza è arrivato ovunque attraverso quella tragedia, in Turchia le hanno dedicato biblioteche, mi hanno persino eletta Mamma dell'Anno. Detto questo, razionalmente faccio fatica a credere che lei non ci sia più». Cala il silenzio. Elena sorride, io abbasso gli occhi e schiarisco la voce.

Lorenza Delucchi

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