Picasso. I suoi capolavori in mostra a Palazzo Reale

Pablo Picasso in mostra a Palazzo Reale

Pablo Picasso in mostra a Palazzo Reale © Un'immagine dell'artista

Fino al 27 gennaio 2013, il grande maestro spagnolo 'ritorna' in città. In esposizione oltre 250 capolavori tra dipinti, disegni, sculture e fotografie. La recensione e le immagini

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Milano - Venerdi 21 settembre 2012

All’annuncio due mesi fa del suo arrivo a Milano, in 150mila hanno prenotato per vederlo. È Picasso, che lascia il Museo nazionale a lui intitolato a Parigi per mostrarsi a Palazzo Reale (piazza Duomo 12 -Milano) fino al 6 gennaio 2013.

L’incontro del pittore con la nostra città era già avvenuto il 23 settembre 1953, quando a Palazzo Reale fu allestita una personale, curata da Franco Russoli, che divenne un caposaldo per la cultura milanese, impegnata a rialzarsi dopo le vicende belliche.

Nella sala delle Cariatidi, locazione suggerita dall’astrattista-iperrelista Attilio Rossi, le ferite arrecate dai bombardamenti del 1943, furono rimarginate con l’esposizione del Guernica, volata all’ultimo dal MoMA di New York, dov’era in deposito per volontà di Picasso, fino a che il dittatore Franco rimase in vita.

Oggi del capolavoro del Novecento e di quella mostra del ‘53, Francesco Poli offre una ricostruzione visiva attraverso un repertorio di fotografie e documenti che ci permettono di rivedere lo sguardo del pubblico milanese di quegli anni, bisognoso di un segnale di impegno sociale, politico e culturale.

Organizzata dal Pci e poi allargata al contributo delle istituzioni pubbliche, la mostra adempì ai suoi intenti, suscitando un impatto psicologico e ideologico intenso.
Emigrata da Roma, si aggiunsero nella sede meneghina, capolavori negati alla Galleria Nazionale d’Arte moderna capitolina: il Guernica, appunto, e il Massacro in Corea. «Una censura – spiega Poli – voluta, pare, da Andreotti che era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio». «Un’opera  – asserisce Dario Fo, che per 2 serate al Teatro Dal Verme ha tenuto una lectio buffa sul pittore spagnolo – vietata a Roma da Andreotti. Qualcuno mette in dubbio sia stato proprio lui, ma ne ho le prove!».

Il Massacro di Corea, nel 2012, accoglie i visitatori all’ingresso della Sala delle Cariatidi. Picasso rivisita –come sua abitudine – un capolavoro di un maestro del passato: La fucilazione di Francisco Goya. Ma ai popolani e contadini fucilati dai soldati francesi sostituisce l’innocenza nuda di donne e bambini, al plotone d’esecuzione senza volto, spietati uomini di latta, induriti ancora di più nella loro disumanità.

Dietro una proiezione del Guernica, attraverso la quale Poli mostra le fasi esecutive di quell’ammasso di corpi spezzati e volti urlanti, cui soltanto lo slancio di una donna foriera di luce solleva dalle tenebre. Del classicismo che aveva fatto dire al padre di Picasso Don Josè, professore alla Scuola delle Arti e dei Mestieri e conservatore del museo della città di Malaga, di essere stato superato dal figlio bambino, non c’è più traccia.

In mostra se ne trova nei lavori realizzati tra il 1901 e il 1906. Un classicismo nuovamente rivisitato attraverso le grandi correnti della storia dell’arte. La pittura si fa a tocchi di colore cupo nel Caffè concerto del Paralelo, richiama divisionismo e Van Gogh ne La morte di Casagemas, livido mentre intorno è irradiato di verdi, gialli e rossi.

Celestina, avvolta in una tunica nera, spalanca l’occhio castano e quello di vetro, rivelando le straordinarie capacità ritrattistiche dell’autore, mentre I due fratelli addirittura fanno pensare alla statuaria greca.
Dal 1906 al 1909, lo stile acquista una dimensione altra. Picasso, non prende più in prestito dai grandi maestri, ma si avvia a guadagnarsi un posto tra loro. Le donne si fondono con il paesaggio che le assorbe, come in Tre figure sotto un albero e Paesaggio con due figure e 'indossano maschere afro, per preparare gli studi de Les demoiselles d'Avignon, non bellezze al bagno, ma prostitute di bordello.

Le idee sviluppate in questo periodo portano al cubismo, ben rappresentato in mostra nelle sale che raccolgono le opere compiute tra il 1910 e il 1914. Oggetti e persone si scompongono in piani a volte tridimensionali. L’oggetto si fa largo tra la materia cromatica, rivendicando la sua presenza effettiva e non più rappresentata.

Nei periodi successivi, la presenza umana riacquista forma, che esplode nel colore. Acceso, complementare e disturbante. È freddamente caldo Il bacio scimmiesco del 1925, forse il meno sensuale che la storia dell’arte annovera, se non fosse per quella passione che denota e innesca come un detonatore. O il Nudo sdraiato del 1932, irridente e radioso, dalle mammelle italiane di verde, bianco e rosso.

Sfrontato quello nel giardino del ’34, che mostra il sedere, non meno di quello che – guardato da un uomo che suona la chitarra, coperto di vello verde – giustappone, come in vetrina, i seni procaci, il ventre materno, sorta di terza mammella, e il pube segnato di rosso.

Chiude l’antologica, curata da Anne Baldessari, direttrice del museo parigino dedicato all'artista di Malaga, una sala gremita di opere grafiche, prova ulteriore di un genio che, acquisita la perfetta conoscenza di tutte le tecniche artistiche, ha saputo fondarne nuove.

Le informazioni sugli orari e i prezzi dei biglietti della mostra di Picasso a Palazzo Reale.

Visitatori alla mostra di Picasso del settembre 1953 a Milano, Palazzo Reale Rene Burri / Magnum Photos / Contrasto © Succession Picasso by Siae 2012

Laura Cusmà Piccione

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