'Vedimilano': alla scoperta di San Tomaso in Terramara

La Chiesa di San Tomaso

La Chiesa di San Tomaso © milanodavedere

Giovedi 23 agosto 2012

L'associazione 'Milano da vedere' ci fa visitare la chiesa di via Broletto. Il suo nome potrebbe avere origine da un lugubre leggenda. Al suo interno un'opera di Giulio Cesare Procaccini

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Da qualche mese l'associazione Milano Da Vedere ci fa riscoprire le bellezze artistico-storiche che la nostra città nasconde spesso anche a se stessa - leggi il fotoracconto della traversata del Naviglio Grande -  Tra chiese e piazze, ogni appuntamento ci svela un nuovo luogo da visitare senza fare tanti chilometri.

Percorrendo via Broletto e sbirciando nelle vie traverse si ha quasi l'idea di un tuffo nel passato della città, quando ancora le vie erano per lo piú strette e tortuose.

La maggior parte di queste vie ricorda le numerose chiese che caratterizzavano una volta la zona, scomparse con il trascorrere dei secoli; una di queste però rimane, è la Chiesa di san Tomaso detta in Terramala (o amara): è una chiesa molto antica, ma ricostruita nel 1576 per volere di Carlo Borromeo. La facciata che oggi possiamo vedere è degli inizi del 1800 ed è ritmata da colonne e timpano in stile neoclassico, autore del progetto l'architetto da Giuseppe Arganini.

Tante sono le leggende legate allo strano nome assegnato alla chiesa: una di queste assegna alla zona l'appellativo terra mala perchè qui alcuni profughi trovarono rifugio dalle invasioni e vollero ricordare la loro terra d'origine, di conseguenza la chiesa ebbe la stessa dicitura.

Un'altra invece racconta come tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo Giovanni Maria Visconti avesse sepolto vivo in una bara il parroco della chiesa perchè si rifiutava di eseguire i riti funebri senza un'adeguata ricompensa.

Entrando si viene accolti da una navata unica come per le chiese controriformistiche e da opere che raccontano le due diverse fasi della chiesa, l'età borromaica e quella neoclassica. E’ possibile ammirare opere di Luigi Sabatelli, l'assunzione al cielo di San Carlo Borromeo di Giulio Cesare Procaccini e l'altare maggiore di Giuseppe Zanoia.

Danilo Dagradi

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