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sul concetto di volto castellucci
'Sul concetto di volto nel Figlio di Dio', la recensione
 

'Sul concetto di volto nel Figlio di Dio'. Blasfemo? No

 
Nello spettacolo di Castellucci ritroviamo le origini della Socìetas Raffaello Sanzio nel ritratto di Gesù al centro della scena. La recensione
 
   

     
Milano, 27 gennaio 2012
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di Laura Cusmà Piccione
   
 
SUL CONCETTO SUL VOLTO DI FIGLIO DI DIO

"Io voglio stare di fronte al volto di Gesù". In questa intenzione di ‘frontalità’ dichiarata e quasi sfrontata dell'autore, Romeo Castellucci, risiede la ragione profonda dello spettacolo. Sul concetto di Volto nel figlio di Dio prosegue il percorso di ricerca, tracciato da tempo dalla Socìetas Raffaello Sanzio, intorno all'icona massima della cultura occidentale. Sulla scena, dominata dall’enorme volto del Cristo rinascimentale di Antonello da Messina, non si racconta Gesù come il figlio di Dio, oggetto di fede e di adorazione

Il Cast
ideazione e regia
Romeo Castellucci
musica originale Scott Gibbons
con Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella insieme a Dario Boldrini, Vito Matera e Silvano Voltolina
Produzione Socìetas Raffaello Sanzio

Un padre. Che se la fa addosso, sotto gli occhi attoniti del pubblico, le attenzioni premurose del figlio, lo sguardo enigmatico del Salvator Mundi di Antonello da Messina che non può salvare.

Due figli. Quello di Dio - un altro Padre, presente in scena per assenza - e quello che monda l'uomo malato d'incontinenza. Pazientemente, con amore, rassicurazione, spavento per le condizioni che si aggravano sempre di più e che palesano una fine prossima. Poi rabbia e rinuncia.

Sul concetto di volto nel figlio di Dio, lo spettacolo in scena fino a domani al teatro Franco Parenti (via Pierlombardo 12) che ha scatenato aspre polemiche e persino minacce contro il regista Romeo Castellucci da parte di fronde cattoliche, è questo. Noi non intravediamo  blasfemia, solo il legittimo dubbio dell'esistenza di Dio, davanti a una malattia straziante che sporca un vecchio, lo piaga, affligge e umilia.

È una storia d'amore totale, dove la televisione viene spenta perché si intromette tra questo Enea che carica sulle spalle Anchise, la cravatta è piegata sulla schiena, il cellulare ammutolito per togliere ogni impedimento alla loro solitudine. È un vero vocabolario d'amore, fatto di spugne, asciugamani, vestaglie asettiche. E allora la logica può essere rovesciata perché oltre le feci, c'è la prospettiva della pulizia.

Rappresentata da una sublime bianchezza quasi abbagliante che piano piano si insozza, una bellezza che fugge e si affaccia sul tremendo. Una bellezza evocata anche attraverso la pittura, da quella rinascimentale al dripping pollockiano.

È pulita anche la recitazione. Non c'è declamazione da parte degli attori Gianni Plazzi e Sergio Scarlatella, ma un parlato che a volte si fa persino fatica a sentire. Il linguaggio è ipernaturalistico. Il padre piange, borbotta, supplica perdono, ma quel che dice si capisce a mala pena. Il figlio instaura allora un monologo che mai avrà risposte con il padre naturale e il Padre eterno trino nel figlio, cui si avanza una pretesa.

Il gigantismo dell'immagine del Cristo, che rientra in una dimensione pubblicitaria, spinge a invocare «Gesù, Gesù, Gesù», ma l'enorme volto davanti a una scena così piccola non può fare niente.

E allora la recitazione si sporca. La quantità di deiezioni in scena aumenta fino a svelarsi tanica di liquame, presente in primissimo piano sul letto in scena: è il collasso della rappresentazione, lo stratagemma che diventa visibile. «Il teatro – afferma Castellucci – d'altronde altro non è che l'arte di rendere visibile, ciò che è invisibile».

Il linguaggio si avvicina allora a quello della scuola viennese. Il volto di Antonello è lordato di colore e rotto. La parola, il Verbo, comunica uno slogan complicato, ambivalente che contemporaneamente crede e non crede: la libertà meravigliosa di scegliere.

 
 
 
 
 
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo, 14
Milano - MI
02 59995206
biglietteria@teatrofra...
www.teatrofrancoparent...
Orari d'apertura: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00

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