Peck e Harrods, i templi del gusto

Peck e Harrods, i templi del gusto

© peck.it

Quello di Milano è il più grande negozio di gastronomia al mondo, secondo il 'Sillabario Goloso' di Grandi e Tettamanti. Ma nulla batte l'esperienza visiva delle food halls del grande magazzino londinese

Milano / Bere & Mangiare / Notizie ed eventi

Approfondisci

In questa pagina, un estratto Sillabario goloso (Mondadori, 2011, 300 pp, 18 Eu) di Laura Grandi e Stefano Tettamanti, una raccolta di sapori, ricette, curiosità, consigli a tema rigorosamente gastronomico (qui tutte le info sul libro e sugli autori).

Milano - Giovedi 24 novembre 2011

Tutte le guide delle grandi città dovrebbero includere, là dove esistano, i templi del gusto, consigliare una visita ai negozi che spesso contribuiscono alla gloria di un luogo più di altri monumenti provvisti di stelle turistico-artistiche.

Forse Peck, a Milano, è il migliore negozio di gastronomia al mondo e non c’è dubbio che una visita nello storico esercizio riesca ad appagare la vista oltre a promettere straordinari piaceri gustativi.
Peck, che lo scrittore Alberto Vigevani, devoto della bottega, definì il principe di quel paese di Bengodi delimitato da quattro vie (Cantù, Hugo, Spadari, Speronari) che è il quadrilatero milanese dei sapori, eclissato a quello della moda, sito poco più in là. Peck, poi allargatosi in altre botteghe, ha la sede principale in due palazzi liberty costruiti dall’ingegner Achille Manfredini (uno dei grandi esponenti dello stile floreale a Milano, ideatore fra l’altro di un grattanuvole, edificio di circa cinquanta metri di altezza, mai realizzato) nel 1907 e nel 1908.

Ma l’esperienza visiva raggiunge il culmine quando si entra nelle food halls di Harrods, dove fra tante merci esposte è il contenitore a divorare la forma del contenuto come ha scritto Luca Doninelli in Cattedrali, dove la sequenza perfetta dei recipienti, la ripetizione ordinata dei cibi, dalle paste dolci alle aringhe, di teglie adorne di salse non fanno venire subito l’acquolina, ma colpiscono per la bellezza guerriera, tanto da somigliare a un esercito schierato.
E se si rimane stupefatti dai ranghi ordinati di cibi di ogni sorta, dall’ossessione militaresca nella disposizione delle merci esposte, se la vista ha la meglio sugli altri sensi, non bisogna pensare che tutto quel carissimo ben di Dio non corrisponda anche ai più alti standard in fatto di sapore, perché se il criterio espositivo ha qualcosa che ricorda un inventario e richiama la contabilità, è importante ricordare che l’ordine è qualità.

© Copyright mentelocale.it
vietata la riproduzione

Google+