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L'allestimento di 'Le Fabbriche dei sogni'
 
             
 

Fuorisalone 2011. In Triennale il design è di casa

 
Dalle 'Fabbriche dei sogni' all''Italia in croce' di Gaetano Pesce. Non manca un omaggio a Karim Rashid. E in giardino, il Camparitivo
 
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Milano, 13 aprile 2011
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di Lorenza Delucchi
   

Punto nevralgico del design milanese, la Triennale è il primo hot spot che visitiamo in vista dell'intensissima settimana targata Salone del Mobile.

Alla mostra principale, Le Fabbriche dei sogni, fanno da corollario tre esposizioni "minori", più per estensione che per potenzialità. Sono L'Italia in Croce di Gaetano Pesce, Interware - Transversal Design di Maurizio Galante e Tal Lancman e, da ultima, una selezione di pezzi storici di Carlo De Carli a cent'anni dalla sua nascita.
Ad arricchire il menu ci pensano mini allestimenti ospitati dal polo espositivo di viale Alemagna: da Chicco a Bisazza, da Guzzini ad una panoramica sui lavori di Karim Rachid, c'è di che sbizzarrirsi, ma un'attenzione speciale va dedicata all'allestimento antologico curato da Alberto Alessi e Martì Guixé sotto la direzione di Silvana Annichiarico.

Le Fabbriche dei sogni è un viaggio nel design made in Italy. Come scorrere un album di ricordi in tecnicolor. Giallo, verde, rosso, bianco, sono un arcobaleno i colori che ci accolgono in una sorta di piramide composta da divani, lampade, pouf e specchi.

Si inizia una passeggiata che ci farà incontrare creazioni che molti di noi vivono ogni giorno fra le quattro mura di casa - oggetti celebri o addirittura mitici, come la sedia Ghost di Kartell, la radio Cubo Brionvega e la lampada Tolomeo di De Lucchi e Fassina - accanto ai volti di chi li ha ideati e immessi sul mercato. Il designer e l'imprenditore, le due facce della creatività sono volutamente associati.
Fin dal titolo della mostra che rimanda al duplice significato del termine fabbrica, l'allestimento di Alessi - imprenditore e creativo - pone l'accento sulle biografie dei designer e di chi li ha sostenuti, tracciando una storia che è al contempo umano e industriale. Un percorso da guardare e da vivere: per preciso volere di chi lo ha pensato, i complementi in mostra possono essere utilizzati, toccati ad eccezione dei più fragili.

Scendendo al piano interrato - anticipata da un sentore di incenso - ci attende la proposta di Gaetano Pesce intitolata L'Italia in Croce. Nel Teatro dell'Arte, il maestro mette in croce uno stivale di 7 metri in resina rossa - in tutto simile a carne viva - al cui piedi trovano spazio macerie. La messa in scena è completata da inghinocchiati e candele votive tricolore, accese sulla speranza di un futuro migliore.
Un'opera forte, che non vuole né può lasciare indifferenti: Pesce si rivolge alla politica sana cui chiede di agire, muoversi, non lasciar morire l'Italia, come Cristo sulla croce.

Meno shoccante, ma ricco e ben ideato, l'allestimento dedicato a Interware, progetto di Maurizio Galante e Tal Lancman. In uno spazio quasi magico, le varie sfaccettature della creatività di Galante - couturier e designer molto amato all'estero - dialogano, raccontando un mondo fatto di lampade sfavillanti, completi in denim e poltroncine iperdecorate in tessuti morbidi e accoglienti.

Tornando al primo piano, è consigliabile perdersi fra i corner che, nel raccontare il design, consentono un veloce ed economico giro del mondo. Si va da Yii, gruppo di creativi taiwanesi che studia il complicato rapporto fra artigianato e design - con un allestimento quasi onirico - alle linee sinuose dei complementi dell'egiziano Karim Rashid: dalle sedute in plastica rosa confetto fino alle posate, tutto sembra fatto per sedurre l'occhio.

3M
, marca statunitense a cui dobbiamo i celeberrimi Post-it, ci accoglie con un patchwork coloratissimo composto da alcuni dei suoi prodotti più riconoscibili, dagli scotch alle spugne lavapiatti. Non manca un abito firmato Kenzo  realizzato in materiale elettrico di forma tondeggiante. Un prodigio - ben poco portabile - che pure ha sfilato in passerella.

Anche il bel giardino della Triennale è sfruttato per l'occasione, coniugando la duplice passione milanese per food e design. Ogni sera - dal 12 al 17 aprile - l'happy hour diventerà Camparitivo. Il rosso acceso che distingue l'analcolico colora tutta l'area verde che si popola di capsule - quasi astronavi - la cui foggia ricorda la bottiglia di vetro marchio di fabbrica della bevanda disegnata da Depero.

 
 
 
 
 
 
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