Con 12 pezzi facili il Teatro Litta inaugura una stagione con frequenti riferimenti alla realtà contemporanea. La citazione che dà il nome al cartellone è un omaggio all'opera Cinque Pezzi Facili di Chopin e allude ai momenti di vita descritti dalle opere teatrali, veri e propri "pezzi unici" in grado di immortalare il ritmo del cambiamento moderno.
Teatro stabile dell'innovazione, il Litta propone un percorso di dodici "pezzi" di memoria che offrono una rappresentazione dei rapporti familiari, amorosi, e più in generale umani con una particolare attenzione al linguaggio, confermando la vocazione alla ricerca e alle proposte originali. Non a caso il cartellone apre il 2 novembre con La Locandiera di Carlo Goldoni, per la regia del giovane Jurij Ferrini: un classico riattualizzato ai giorni nostri con un linguaggio agile. La programmazione prosegue con L'Italia s'è desta (catalogo No-strano), con Daniele Bonaiuti, Luisa Cattaneo e Ciro Masella. Traendo spunto da reali fatti di cronaca, lo spettacolo celebra il 150mo anniversario dell'Unità d'Italia, fotografando contraddizioni, bizzarrie, vizi e virtù del nostro Paese, con vena ironica.
Non manca l'analisi dei nodi esistenziali della vita odierna, da Land Lover - Viaggio per amore di Gianfranco Berardi, in programma dal 19 al 28 novembre, a Tu (non) sei il tuo lavoro di Rosella Pastorino, in scena dal 27 novembre al 5 dicembre. Quest'ultima opera, che giunge a Milano dopo il successo riscosso al Napoli Teatro Festival 2009, dipinge la precarietà di una giovane coppia alle prese con le difficoltà del lavoro e della famiglia.
Dal 15 al 31 dicembre il Litta ripropone Otto donne e un delitto per la regia di Silvia Mendola. Dopo il successo riscontrato nelle stagioni scorse, torna sul palco la pièce tratta dall'opera teatrale di Robert Thomas, ripresa dalla pellicola di François Ozon Otto donne e un mistero. Sempre Silvia Mendola firma anche la regia di Don Giovanni a mosca cieca, in programma dal 13 giugno al 9 luglio 2011.
Il 2011 si aprirà con il Vespro della Beata Vergine di Antonio Tarantino, un viaggio nell'aldilà, un pezzo dedicato al drammatico "dialogo per una voce solo" tra padre e figlio.
E sempre la memoria e i rapporti familiari saranno al centro dell'attenzione in Avevo un bel pallone rosso di Angela Demattè, in programma dal 18 al 30 gennaio, per la regia di Carmelo Rifici. Vincitrice del Premio Riccione per il Teatro 2009, l'opera mette in scena un dialogo tra padre e figlia in un'epoca storica controversa, quella dei primi anni Settanta. Sempre sul tema del ricordo si basa Il venditore di sigari di Amos Kamil, previsto dal 4 al 20 febbraio, per la regia del giovane Alberto Oliva. Una pièce che, a partire dalla questione ebraica, arriva a parlare a tutti.
Il regista Antonio Sixty, co-direttore artistico del Teatro Litta, firma Cruel+Tender, dal 25 febbraio al 20 marzo. Ispirato alle Trachinie di Sofocle, è tratto dal testo dello scrittore americano Martin Crimp. Il tema della memoria torna in scena dal 25 marzo al 3 aprile con Gioco di mano di Gabriele Di Luca, cui seguirà la prima nazionale di La vita in un giorno di Giovanni Scacchetti, liberamente ispirata al romanzo Malcolm di James Purdy, pubblicato nel 1959 (dal 7 aprile al 1 maggio). Stesso regista anche per la chicca della stagione, realizzata in collaborazione con Napoli Teatro Festival e in coproduzione con il CRT, ossia Napoli Diciotto carati, di Antonio Skàrmeta, già autore del romanzo Il postino di Neruda, da cui è stato tratto il celebre film Il postino di Massimo Troisi.
Una stagione che - seppur tra mille difficoltà dovute a tagli economici statali come quello al FUS il Fondo Unico per lo Spettacolo - si preannuncia interessante, con una novità: da quest'anno il Teatro Litta rimborsa il biglietto ATM a tutti gli spettatori che scelgano il mezzo pubblico, lasciando a casa l'auto.