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Mathias Stomer, Cristo davanti a Pilato
 

L'intervista a Philip Pullman: vi racconto 'Il buon Gesù e il cattivo Cristo'

 
Presentato oggi alla Feltrinelli il nuovo libro dell'autore de 'La bussola d'oro'. Lo scrittore ci racconta che i Figli di Dio erano due
 
   

     
Milano, 2 settembre 2010
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di
Antonella
Viale
   

«E soltanto allora cosa?» domandò il daimon con aria assonnata. «Costruiremo cosa?» «La repubblica dei cieli» disse Lyra... E lo disse nove anni fa, la giovane protagonista della trilogia Queste oscure materie (Salani). Primo volume: La Bussola d'oro, autore: Philip Pullman, grande narratore e intellettuale. Il mondo in cui viveva Lyra era governato dal Magisterium, un ordine religioso oscurantista e criminale.

Sulla quarta di copertina di Il buon Gesù e il cattivo Cristo (Ponte alle Grazie, 162 pp. 14 euro), la seconda bomba dopo la Trilogia, Pullman ha voluto la frase a doppio senso: QUESTA E' UNA STORIA. Il libro è una rilettura del Vangelo fedelissima e infedele, con interpretazioni realistiche e personaggi fantasiosi benché credibilissimi: Maria rimane incinta di colui che ritiene essere un angelo, dà alla luce due gemelli, uno pieno di vitalità, sano e forte, il secondo debole, malaticcio e calcolatore. Forse il buon Gesù, da vero idealista, carismatico, un tantino incoerente, la pensava come Lyra, mentre l'infelice cattivo Cristo aveva in mente un'organizzazione, qualcosa che rimanesse nei secoli, che tramandasse la storia di Gesù attraverso un edificio fondato su regole, leggi, una spietata burocrazia di ferro. Ma la visione di Cristo non era così chiara, infatti i suoi progetti erano sostenuti da uno Straniero senza nome, che invece non aveva dubbi. Il resto procede grosso modo come nei vangeli, con il ridimensionamento di parecchi miracoli e un brano davvero commovente, il monologo nell'orto del Getsemani.

Pullman è nato e cresciuto credente, almeno sino all'adolescenza e alla scoperta di Darwin. Più avanti ha avuto modo di vedere ciò che la Chiesa può fare di buono e di terribile e ha scelto. Queste oscure materie è la prima testimonianza radicale, l'ultimo romanzo è una tesi e lo Straniero sembra un simbolo: «C'è una similarità di punti di vista nella Trilogia e in questo romanzo, che è a favore della curiosità umana, della libertà di pensiero e espressione: una costante per me. Il paradiso invece non esiste, ma dobbiamo lavorare come se esistesse e mantenere in vita l'idea del paradiso: la felicità sta nel viaggio e non nella meta, nella lotta x arrivare alle cose e non nel loro conseguimento,» spiega lo scrittore e aggiunge: «Lo Straniero ha rappresentano una sorpresa per me, non solo per Cristo ed è vero che somiglia a un membro del Magisterium, che può essere rappresentativo delle tendenze interne alla Chiesa. In un certo senso parla dal futuro, intravede la possibilità insita in quello che Gesù fa e dice e in effetti ha delle buone argomentazioni, perché dice che grazie alla Chiesa verranno compiute molte buone azioni: malati guariti e afflitti consolati. Verissimo ma tutto questo ha un costo.» Costo che Gesù calcola perfettamente nel monologo con il Padre assente: dalla burocrazia, all'avidità di potere, ai massacri, alla pedofilia...

Una visione opposta a quella dello Straniero, che induce Cristo a scrivere il primo Vangelo. «Gesù e lo Straniero non si incontrano mai: il secondo è consapevole dell'esistenza del primo, ma non viceversa. Gesù intravede solo alcune possibilità per il futuro, che detesta e teme e lo Straniero è una figura simbolica. Potrei spiegare quello che significa per me, ma voglio che siano i lettori a farsi un'idea, perché credo nella democrazia della lettura, che si differenzia dalla scrittura: autocratica, dispotica e totalitaria. Come scrittore ho diritto di far vivere o morire i miei personaggi. Per questo non voglio dire ai lettori le mie intenzioni, ma voglio che siano liberi di interpretare.»
La storia ha una struttura un po' speciale, ruota intorno ai tre coprotagonisti, gli altri sono comparse e intorno c'è come il vuoto. È una storia sospesa... «La struttura della storia c'era già, perché gli eventi si conoscono, ho scelto semplicemente di metterli nell'ordine in cui erano avvenuti. Quello che è diverso è il tono letterario: scarno, spoglio essenziale, perché ho scelto di rinunciare a due elementi molto importanti per lo scrittore, il paesaggio e il tempo, in senso meteorologico. Lo so che ci sono pochi personaggi, ma proprio per rendere il tono semplice e scarno non ho voluto affollare il mio racconto.»

Così semplice e scarno da far scomparire - al solito - le donne che, si sa, facevano parte del seguito di Gesù. «Le donne non ci sono nel Vangelo,» replica Pullman: «sono citate - e trattate male- solo Marta e Maria, che credo di avere migliorate. Come anche le ragazze della parabola, quelle che portavano le lampade al matrimonio. La morale dei Vangeli è fredda, dura e lontana da Gesù, la mia molto più consona al suo modo di essere.»
Ora, per non privarsi proprio di nulla, Pullman sta scrivendo Il libro della polvere - sì, quella della Bussola d'oro - in cui spiega cosa sia e a che serve. Ci sta lavorando da anni, ma lo ha promesso all'editore e lo farà, possiamo contarci. Sul romanzo e sulla spiegazione di tutto quello che non avevamo capito e dovuto indovinare della Trilogia.

 
 
 
 
 
 
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