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Francisco Goya - La lattaia di Bordeaux, 1826
Francisco Goya - La lattaia di Bordeaux, 1826
 
             
 

La modernità di Goya, tra Bacon e Picasso. Guarda le immagini

 
184 opere e 46 artisti, in una grande mostra che celebra il pittore spagnolo e la sua eredità. A Milano fino al 27 giungo. Di Giorgio Viaro
 
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Milano, 16 marzo 2010
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Giorgio
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Che sarebbe stato un primo semestre ricco d'occasioni d'arte da non sottovalutare lo si sapeva, ma ora che a Milano i vernissage si susseguono a ritmo di record la consapevolezza acquista lo spessore della visione. Nello stesso mese in cui si sono inaugurate a Palazzo Reale le mostre dedicate alle opere di Schiele e al Fuoco nell'arte, è ora la volta, nella medesima location, di Goya e il mondo moderno. L'esposizione dedicata al grande pittore aragonese sarà visitabile dal 17 marzo al 27 giugno, ed è tra le iniziative che celebrano il Semestre spagnolo di Presidenza dell'Unione Europea.

184 opere - 80 delle quali sono dello stesso Goya - 45 altri artisti, 62 enti prestatori e addirittura 15 paesi coinvolti: sono questi i numeri dell'avvenimento che ne definiscono, come sottolineato in conferenza stampa dall'Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, la dimensione «fieramente internazionale».
Non soltanto Goya dunque, ma una moltitudine di pittori che testimoniano l'eredità lasciata dall'artista spagnolo, un'eredità che travalica scuole, generi ed epoche, riguardando impressionismo e simbolismo, espressionismo e surrealismo.

Goya è vissuto tra il 1746 e il 1828, ovvero alle soglie della modernità, in un periodo sostanzialmente coincidente con la Rivoluzione Industriale (e seguente mondializzazione dei mercati) e che abbraccia anche Rivoluzione Americana e Rivoluzione Francese. Il contributo artistico che egli diede a questo mondo in ebollizione e alla Nuova Società che esso partorì, fu inestimabile. Con Goya nasce lo sguardo moderno, la volontà verista di osservare e riprodurre ciò che gli altri ignorano o fingono da ignorare. Ma non solo. Goya è in pratica l'inventore del grottesco d'arte e, attraverso e attorno ad esso, di un universo simbolico e surrealista che non ha più smesso di contare i suoi epigoni (celebre a riguardo la sua affermazione: «Per distrarre la mente dalle considerazioni sui miei mali, mi dedicai a dipingere una serie di quadri da studio, nei quali la fantasia e l'invenzione non hanno confine»).

In questa prospettiva la mostra è organizzata in modo antologico e non cronologico. 5 le sezioni in cui si divide: I ritratti, La vita di tutti i giorni, Comico e grottesco, La violenza e Il grido. Ciascuna di queste si apre con una selezione di oli e incisioni del pittore aragonese, cui seguono dipinti di ogni epoca e corrente, nei quali però la scelta del soggetto, lo stile o il semplice atteggiamento creativo, evidenziano un legame con le opere seminali di Goya. Si generano in questo modo dei corto circuiti visivi e tematici, a cavallo dei secoli e delle scuole, veramente suggestivi (provare per credere).

Ecco allora i ritratti introspettivi dell'artista spagnolo associati a quelli di Picasso e Soutine, o i suoi scorci drammatici di vita pubblica (La lattaia di Bordeaux, La lettera si impara con il sangue), associati ai quadri di Daumier e ai disegni di Victor Hugo. Ed ecco soprattutto le deviazioni liberissime nel grottesco, in un mondo fatto di demoni e dei, di figure mascherate e preti sui pattini, che conduce per associazione ai successivi esperimenti di Rops, Klinger e Rouault. Fino alla rappresentazione brutale della violenza (bellica - con tutta la raccolta di stampe I disastri della guerra - ma non solo), qui accostata a Picasso, Dalì e Guttuso, ma soprattutto alle visioni d'Olocausto di Zoran Music e Otto Dix. L'ultima sezione, Il grido, taglia invece fuori le opere di Goya per mostrare quel che la sua eredità ha generato in termini di capacità dello sguardo di osservare e, attraverso l'osservazione, mutare. Qui troviamo Pollock, Giacometti, Hartung, De Kooning e molti altri.

In definitiva, un'occasione impedibile per godere, attraverso un'unica esposizione, di una carrellata perturbante sull'origine e l'evoluzione del moderno crollo dei pudori artistici. E in particolare sull'opera dell'artista che ha reso il semplice accostamento tra le due parole (pudore e arte) un ossimoro.

 
 
 
 
 
Goya e il mondo moderno
Palazzo Reale, piazza Duomo
Milano - MI
02 54910
info@adartem.it
www.mondomostre.it
Orari d'apertura: luned́ dalle 14.30 alle 19.30; gioved́ e sabato dalle 9.30 alle 22.30; gli altri giorni dalle 9.30 alle 19.30; Note: ingresso intero 9 Eu, ridotto 7,50 Eu; catalogo Skira, 352 pag., 40 Eu.

Aggiornato il 16/03/10

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