Si apre giovedì 25 febbraio a Palazzo Reale il programma delle mostre promosse dal Comune di Milano per il 2010. E si apre con l'esposizione Schiele e il suo tempo, dedicata non solo alle opere del grande espressionista austriaco, ma all'intero panorama culturale viennese nel trentennio racchiuso tra il 1890 e il 1918.
Un periodo storico e artistico fecondissimo, racchiuso tra Belle Epoque e Grande Guerra, in cui Vienna, incontrastata capitale culturale dell'Europa e centro di convergenza di una molteplicità di etnie, lingue e tradizioni, costituisce un laboratorio di sperimentazioni musicali, pittoriche e letterarie ancor oggi ineguagliato. Mentre le fondamenta imperiali degli Asburgo finiscono di sgretolarsi, la città risplende di una tensione intellettuale palpabile.
«Una mostra che racconta la Felix Vienna serve anche a fare un paragone con la Milano di oggi» - ha sottolineato l'assessore alla cultura Massimiliano Finazzer-Flory durante la conferenza stampa di presentazione - «la possibilità che essa rivesta quel ruolo di polo culturale europeo».
Un paragone impegnativo, se si pensa che quella era la Vienna di Robert Musil e Arthur Schnitzler, di Arnold Schonberg - che introduce il metodo dodecafonico in ambito musicale - e di Gustav Mahler, di Sigmund Freud e della sua Interpretazione dei Sogni, pubblicata nel 1899.
E, in ambito pittorico, la Vienna dei giovani artisti insofferenti alle convenzioni sociali borghesi e ai loro riflessi museali. Un'insofferenza che genera la Secessione Viennese, movimento cui danno vita 19 artisti (tra cui Gustav Klimt, che ne è anche il primo presidente) e che riconosce all'arte la forza propulsiva e politica necessaria a scoperchiare l'ipocrisia delle classi dominanti.
Abbandono della prospettiva, colori forti e anti-naturalistici, contenuti simbolici, centralità della figura umana, sono le stigmate di un movimento che mentre tiene a battesimo i capolavori di Koloman Moser, Carl Moll e dello stesso Klimt apre la strada all'incombente nuova onda Espressionista - di cui Egon Schiele, insieme a Oskar Kokoschka, è il protagonista assoluto - e alla sua centralizzazione dell'esperienza auto-contemplativa.
Tutti gli artisti citati sono presenti con dipinti e disegni nella mostra di Palazzo Reale, il cui cuore sono però le opere di Schiele: addirittura 40, e tutte eccezionalmente provenienti dal Museo Leopold di Vienna che conserva la più grande collezione al mondo di lavori dell'artista. Un "trasferimento" raro e di valore pressoché inestimabile che ha obbligato il museo viennese ad esporre ai propri visitatori un grande cartello di "avvertimento" - come raccontato in conferenza dal suo curatore Franz Smola -: «Se volete vedere i capolavori di Schiele, dovete andare a Milano».
Nato nel 1890 a Tulln, in provincia di Vienna, l'artista austriaco vive una vita breve e non di rado disgraziata, che tutt'oggi non ha esaurito la propria aura mitica. Perde il padre da giovanissimo, in seguito a una grave forma di depressione, e poco più che ventenne - già al centro di una diffusa diffidenza "di paese" per il contenuto scabroso delle sue opere - passa un mese in carcere con l'accusa di avere abusato sessualmente di una modella quattordicenne, accusa dalla quale verrà in seguito prosciolto. Toccato solo marginalmente, per lo meno nella sfera del privato, dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, morirà comunque ad appena 28 anni, il 31 ottobre del 1918. Muore tre giorni dopo la moglie, incinta di sei mesi, ed entrambi in seguito ad un'epidemia influenzale. Il 27 ottobre, Schiele la ritrae due volte: sono le ultime, struggenti opere di un corpus che - seppure in un arco produttivo così breve - conta 340 dipinti e oltre 2800 tra acquerelli e disegni.
Di questo emozionante percorso artistico e umano viene dato completo resoconto a Palazzo Reale. Dai primi dipinti, fortemente debitori dell'esempio secessionista e della vera e propria venerazione di Schiele per Gustav Klimt (i due uomini compaiono vicini e avvolti in un mantello nero nel grande quadro Gli eremiti, del 1912, presente in mostra), al decorso decisamente espressionista che prende via via più forza e risolutezza a partire dal 1910. Corpi lunghi e ossuti, sovente nudi, accartocciati e racchiusi da linee nette e rigorose, condannati a una rigidità scomoda e dolorosa che racconta di un animo assai travagliato. Travagliato e individualista - come testimoniato dai molti autoritratti - ma anche romantico e stregato dalla bellezza femminile, se è vero che proprio le donne sono il soggetto prediletto di Schiele. Figure estatiche, in cui l'elemento espressivo è composto attraverso strutture grandiose e formalmente compiute.
La novità della mostra Schiele e il suo tempo è anche nella concezione sinestetica dell'allestimento, in cui la citata convergenza di correnti e tradizioni artistiche della Felix Vienna si fa concreta grazie all'accompagnamento musicale delle opere, un accompagnamento che prende le mosse da Strauss, per passare poi a Mahler e a Berg.
La musica segnerà anche la chiusura dell'esposizione: dopo oltre tre mesi di dibattiti, rappresentazioni teatrali e concerti a tema, il 4 giugno, alla vigilia dell'epilogo espositivo, la Scala ospiterà Claudio Abbado, impegnato a dirigere proprio la Seconda Sinfonia di Mahler.