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 Arianna Scommegna in "Cleopatràs" di Giovanni Testori
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L'intervista ad Arianna Scommegna, protagonista di 'Cleopatràs' |
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| L'attrice racconta il lavoro nel gruppo capitanato dalla regista Serena Sinigaglia. Tra arie pucciniane e canzoni popolari lombarde, guidati dal regista Gigi Dall'Aglio. Dal 17 febbraio al Teatro Ringhiera |
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Mercoledì 17 febbraio, alle ore 20.45, va in scena al Teatro Ringhiera di Milano (via Boifava 17, zona Gratosoglio) Cleopatràs di Giovanni Testori, con Arianna Scommegna e Chiara Torselli al violoncello, regia di Gigi Dall'Aglio.
Repliche fino a domenica 21 e poi da mercoledì 24 a domenica 28 febbraio. |
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«Fin da bambina volevo fare l'attrice di teatro. Mi piaceva che tu eri vicino a me e mi vedevi. Essere un’altra persona, avere un’altra storia, aveva un valore quasi terapeutico. Sono partita da un desiderio mio personale, non da un pensiero politico o sociale. Non sapevo che il teatro avesse anche questa funzione». Lei è Arianna Scommegna, attrice.
La incontro in un baretto alla periferia di Milano. Le chiedo di raccontarmi qualcosa della sua storia. Parte a manetta e, nel giro di pochi minuti, ho già molto di lei, scritto su un foglio. Arianna è milanese, di Cernusco. Si diploma nel '96 alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e, con alcuni compagni di classe, fonda una compagnia: l’ATIR. Arte Teatrale Indipendente per la Ricerca, mi spiega: «vuol dire tutto e niente. Non sapevamo ancora chi eravamo, cosa avremmo fatto».
Eppure, nel giro di qualche anno, l’ATIR ottiene i primi finanziamenti. Sotto la guida di Serena Sinigaglia, regista della compagnia, il gruppo cresce. «Siamo quattordici persone che lavorano insieme da quattordici anni. Prima ero molto egocentrica, individualista. Col tempo ho scoperto che la convivenza è un atto politico. Riuscire a stare insieme senza ammazzarsi è un modo di stare al mondo. Dopo tanti anni sono ancora curiosa di stare coi miei compagni. Sono emozionata ogni volta che iniziamo un lavoro nuovo».
Mi parla dei suoi compagni con trasporto, come se mi parlasse della sua famiglia: «far parte di una compagnia è un buon appoggio culturale, soprattutto quando un attore si sta formando. Ancora oggi mi ostino a confrontarmi con loro. Sono il mio specchio. I miei compagni sono anche i miei maestri». Arianna mi spiega come la figura di leader di Serena sia stata determinante per la compagnia: «nel tempo il rapporto tra Serena e i membri del gruppo si è conciliato, ha trovato il suo equilibrio. La nostra forza è che, a turno, ognuno di noi è leader in modi diversi, ognuno con le sue peculiarità». Col tempo l’ATIR ha trovato casa. Da tre anni gestisce il Teatro Ringhiera, nel quartiere di Gratosoglio, periferia sud di Milano. «È un quartiere-dormitorio. I lavoratori tornano a casa alla sera da Milano. Non ha una sua storia. È cresciuto nel boom edilizio degli anni Sessanta, con tutto il disagio della periferia».
Cleopatràs è uno degli ultimi lavori di Arianna. Ha debuttato il primo settembre 2009 al festival L’ultima luna d’estate ad Olgiate Molgora nel Lecchese. È uno dei Tre lai, lamenti di morte scritti da Giovanni Testori e pubblicati postumi nel ‘94. «Sono andata da Gigi Dall’Aglio, mio maestro alla Grassi, a chiedergli la regia. La parola di Testori è alta e difficile, ma anche sanguinolenta. Avevo bisogno di Gigi, lui riesce a dare corpo anche a lingue difficili».
E poi c’è il rapporto con la musica. «Testori nel testo dice che Cleopatra parla ad un ragazzo intagliato nella lamiera. Noi volevamo rendere tutto carne. Abbiamo pensato che questa figura potesse unirsi a quella di un musicista, visto come elemento di attrazione sessuale o come angelo della morte». In scena Chiara Torselli accompagna al violoncello il lamento della Regina d’Egitto. Le arie pucciniane, inserite da Testori nella drammaturgia di Cleopatràs, si fondono nell’interpretazione di Dall’Aglio, con canzoni popolari lombarde. «Anche Testori ha mischiato pezzi di Antonio e Cleopatra di Shakespeare al dialetto milanese. Stessa operazione abbiamo fatto noi con la musica».
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