Milano città romantica? Ma se la odiano tutti. Persino le canzoni che la riguardano affrontano l'argomento con una certa perplessità. E riaffiorano i luoghi comuni: è fredda, è grigia, è caotica, sempre di corsa, troppo attaccata ai soldi, superficiale. È vero? Sì e no. Che è una risposta che va bene per tutto, alla fine. Che sia un po' fredda è inevitabile; fa parte del suo fascino. Milano non è Marilyn Monroe, né Rita Hayworth, né Sofia Loren; Milano è Marlene Dietrich, risata maschile, sigaretta, tailleur pantalone: eppure, le gambe più belle del mondo.
Milano è la sfinge, inavvicinabile. Milano è la nebbia. C'è chi racconta, e non sono pochi, che sia addirittura frigida. C'è chi racconta, e non sono pochi, che potresti morire per strada, e nessuno verrebbe ad aiutarti.
Ecco, il fatto è che Milano ne ha tantissime, di anime. È una città relativamente provinciale che ha dentro un milione di cose, tra cui un sacco di difetti, e allora è facile parlarne male, è facile lamentarsene. Solo che poi, appena voltato l'angolo, se ne avverte una mancanza invincibile: le giornate non passano senza i suoi ritmi frenetici, senza le sue urgenze e senza le sue stravaganze.
Una cosa va detta ed è vera: Milano è prevalentemente inospitale. Tutte le città in qualche misura lo sono, ma New York è più accogliente, Londra è più esaltante, Parigi è più bomboniera, Roma è più caciarona. Milano è gelida d’inverno e afosa d’estate. I più ci vanno per lavorare, e non amano perdersi in chiacchiere; le macchine sono tante, parcheggi pochi, e le aree pedonali mal distribuite; il verde sembra inesistente, e la faccia della città cambia ancor prima di riuscire ad affezionarcisi. Tuttavia qualcosa necessariamente sta cambiando, se alcuni sondaggi la registrano come la città più romantica in primavera.
Pare incredibile, vero? Eppure se uno ci pensa un attimo è quasi scontato: come la buona musica nasce spesso in contesti inospitali – pensate al rock a Seattle, al blues nei campi di cotone – così la forma più pura di romanticismo di solito rifugge da scenari idilliaci; se Verona non fosse stata ostile a Romeo e Giulietta, probabilmente sarebbero diventati una coppia qualunque.[...]
Ecco: se Milano fosse un uomo, facile che sarebbe il mio uomo ideale. Perché sta bene in jeans e maglietta quanto in giacca e cravatta; perché ha lo sguardo serio, ma ogni tanto si lascia andare a risate che ti spaccano il cuore; perché durante il giorno lavora duro, ma la sera trova ancora la forza di portarti a ballare; perché ha un’educazione medio-borghese, e al tempo stesso un amore viscerale per i bassifondi; perché è maledettamente ambizioso, ma non rinnega le sue origini provinciali. Soprattutto, credo, perché sa stare al suo posto, al punto da farti pensare che si sia dimenticato di te. Ma poi, quando più ne hai bisogno, ha sempre pronto un abbraccio. E se mai ti chiederà di sposarlo, lo farà in ginocchio. Di questo puoi starne certa.