Si chiama Meditations on art la personale dedicata a Roy Lichtenstein, storico precursore del postmodernismo, che chiude un'ideale trilogia espositiva dedicata dalla Triennale di Milano ai maestri della pop art. Iniziato nell'autunno del 2005 con Keith Haring e proseguito l'anno successivo con Jean-Michel Basquiat, questo percorso in uno dei movimenti artistici decisivi della seconda metà del ventesimo secolo si chiude con la mostra che sarà visitabile dal 26 gennaio al 30 maggio 2010, per poi essere trasferita a luglio presso una delle istituzioni dell'arte moderna e contemporanea più importanti d'Europa: il Luwdig Museum di Colonia.
Conosciuto soprattutto per le grandi riproduzioni pittoriche di vignette tratte dai classici del fumetto americano - che coprono appena tre anni della sua produzione, dal 1962 al 1964, il cosiddetto periodo "eroico" della pop art - Lichtenstein ha in realtà una storia artistica molto più lunga e complessa. Storia sulla quale la mostra curata da Gianni Mercurio, collaboratore e amico di Lichtenstein fin dai tempi dell'università, tenta di far luce. «L'idea di questo concept espositivo - spiega lo stesso Mercurio - mi è venuta ripensando a una frase che Roy mi disse quando lo conobbi, all'inizio degli anni '80, durante una settimana in cui mi chiese di portarlo a scoprire la Roma meno turistica. Era deluso che la gente lo riconoscesse solo per fumetti e puntini. Era strano sentirglielo dire, perché non era un uomo interessato alla fama o alla mondanità, anzi era piuttosto riservato».
La mostra si struttura per aree tematiche (le nature morte, i paesaggi, le figure femminili), e non in modo cronologico, tanto che il percorso di visita è affidato più alla sensibilità dell'osservatore che a una rete di indicazioni. In ciascuna di queste aree, omogenee per stimoli visivi e concettuali, è dunque possibile ritrovare i differenti momenti della produzione di Lichtenstein: gli esordi degli anni '50, i meno conosciuti, in cui l'artista rivisitava in chiave astratta - spesso cubista - la pittura americana vernacolare dell'Ottocento o addirittura iconografie medievali; la fase "eroica" già citata, in cui la sua traccia stilistica diventa riconoscibile e nota in tutto il mondo, e in cui Lichtenstein rivisita secondo la sua ottica bidimensionale e a-narrativa le opere di grandi pittori di un passato più o meno recente (dai cubisti ai surrealisti, dagli impressionisti ai futuristi); fino all'ultima parte della sua produzione, in cui infine l'artista contamina il proprio stile con pennellate espressioniste, e non più solo grafiche, ibridando e in qualche modo "storicizzando" il suo percorso pittorico.
L'assessore alla cultura Massimiliano Fiannzer-Flory sottolinea come Lichtenstein costituisca un esempio su più livelli per le nuove generazioni «perché ricorda che è importante non perdere mai lo humor durante il processo creativo, cosa che oggi l'arte e chi la produce, ossessionato dalle leggi di mercato, dimentica troppo spesso; e perché dimostra una volta di più che per fare arte, anche arte contemporanea, l'intuizione non basta, ci vogliono tecnica e approfondimento culturale». Tutti elementi senza dubbio lampanti nel percorso di un artista che ha celebrato la civiltà dell'immagine artificiale e rimasticata, l'impero visivo degli stimoli pubblicitari e la globalizzazione del gusto, partendo da una riflessione consapevole della storia della pittura nel suo complesso.
Lichtenstein ha insomma sdoganato una visione che a metà degli anni '50 appariva culturalmente sovversiva, ma che neppure oggi ha perso la sua portata politica. Ovvero che se l'arte è ormai fruita come cliché, se è pura percezione visiva di una riproduzione e non contatto diretto con l'opera originale, l'artista non è più necessariamente "creatore", e anche l'appropriazione è una forma d'arte. Per chi avesse dubbi riguardo a questo teorema, un'occhiata al dipinto che «coverizza» (usando le parole di Finazzer-Flory) la mostra dovrebbe bastare: si chiama Red Horseman e rilegge Il cavaliere rosso, capolavoro futurista di Balla. Annullando in un colpo solo la distanza e la differenza tra originale, copia e percezione della copia.
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Roy Lichtenstein. Meditations on art
Triennale di Milano, viale Alemagna 6
Milano -
MI
02 724341
info@triennale.it
www.triennale.it
Orari d'apertura: tutti i giorni dalle 10.30 alle 20.30, giovedì fino alle 23, lunedì chiuso;
Note: ingresso 9 Eu, ridotto 6,50 Eu; catalogo Skira 372 Pag., 69 Eu (45 Eu se acquistato durante la mostra)
Aggiornato il 25/01/10
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