"Un paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani." Nel 1998, Indro Montanelli, intervistato da Alain Elkann, così si esprime rispetto al futuro dell'Italia. È il Montanelli che ti aspetti, polemico e volutamente provocatorio.
Chissà cosa direbbe scoprendo che la sua passione giornalistica e i suoi scritti sono ben impressi nella mente di molti e ancora capaci di suscitare attenzione e dibattito. Il 24 dicembre scorso ha aperto, al Museo di Storia Contemporanea (via Sant'Andrea 6), l'esposizione Omaggio a Indro Montanelli 1909 - 2009.
A cento anni dalla nascita, avvenuta a Fucecchio il 22 aprile 1909, Milano, sua città d'adozione, gli dedica una mostra fotografica curata da Mario Cervi, che a Montanelli fu legato da una lunghissima amicizia e dalla stesura della serie La Storia d'Italia e Luigi Mascheroni, che lavora alle pagine culturali de Il Giornale, di cui Montanelli fu il fondatore, assieme allo stesso Cervi, nel 1974.
In mostra 45 scatti selezionati dall'Archivio Contrasto, opere di Guido Harari, Ferdinando Scianna, Giancolombo, Giorgio Lotti e Giuseppe Pino, a cui fanno da corollario frasi tratte da articoli, libri, interviste e trasmissioni televisive, come quella citata in apertura.
Non bisogna aspettarsi un percorso biografico, piuttosto un ritratto di Indro Montanelli, uomo, intellettuale, polemista, istrione, anche attore, a sentire l'amico Cervi. Capace di ruvidezza e di sensibilità, Montanelli giocava sul presunto cattivo carattere, alimentando così la propria leggenda. I colleghi de Il Giornale, di cui è stato direttore fino al 1994, raccontano di come la porta del suo ufficio fosse sempre aperta e chiunque potesse entrare, senza bisogno di essere annunciato. Di certo non un mostro, come pure era scherzosamente soprannominato, il giornalista scomparso nel 2001 è stato un maestro per molti giovani cronisti; Gomez, Severgnini e Travaglio, ne sono esempi eclatanti.
Sposato tre volte - la prima con un'eritrea conosciuta nel 1935 durante la campagna d'Africa a cui partecipò come volontario, l'ultima con Colette Rosselli, giornalista esperta di galateo e bon ton nota con lo pseudonimo di Donna Letizia - Montanelli non ha avuto figli. La sua eredità è andata alla Fondazione Montanelli-Bassi, che si occupa della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale di Fucecchio. Di nuovo la memoria, tema molto caro a Montanelli che, in 92 anni di vita, gran parte dei quali votati al giornalismo, non ha mai smesso di raccontare fatti, storie, vite. E di ricordarli a chi li avesse dimenticati. Con un punto fermo, racchiuso in questo consiglio, dato agli studenti dell'Università di Torino nel 1997: "Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore".