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Manzoni non ce la raccontava giusta sulla Monaca di Monza. Innanzitutto, dimenticatevi Gertrude. Il suo vero nome era Marianna De Leyva. Presi i voti, era diventata Suor Virginia. Ma c'è di più: colui al quale "la sventura rispose", si chiamava Giampaolo Osio e non Egidio. Quanto alla cattiveria, il Manzoni non mentiva: è una storiaccia, quella della Monaca e di Osio, e non stupisce che le prof di lettere soprassiedano. Di didattico, c'è poco, forse l'epilogo. Ebbene: forse vi chiederete come abbia scoperto queste cose. Facile, visitando la mostra La Monaca di Monza, che si tiene nelle Sale Panoramiche del Castello Sforzesco. Insieme a 60 quadri a tema, fra cui tele di Hayez, Molteni e molti altri, troverete anche illustrazioni dei Promessi Sposi risalenti al 1840 e gli atti originali del processo. Una mostra che vuole essere uno strumento per comprendere i limiti e le pressioni a cui le donne dovevano sottostare, per volontà paterna o esigenze politiche, in un'epoca lontana e crudele, di cui la Monaca di Monza è emblema e specchio. Non a caso, la sua figura ha ispirato moltissimi autori: Manzoni su tutti, ma anche Testori, il cui omonimo dramma è stato diretto da Visconti, e più recentemente da De Capitani, a teatro. Ma torniamo a Marianna. Nasce bene: per capirci, i suoi vivono a Palazzo Marino, l'attuale sede del Comune di Milano. Papà Martino, di origine spagnola, è il conte di Monza. Rimasta orfana di madre, il destino di Marianna è segnato: all'età di tredici anni, dovrà prendere i voti. Destinazione, il convento di Santa Margherita a Monza. La ragazzina è bella, intelligente, ma soprattutto obbediente, qualità che la rende ben voluta dalle altre sorelle. In breve diventa Suor Virginia, dal nome della madre. A vent'anni è maestra delle educande, ed è nota a tutti come la Signora di Monza. Per volere paterno, sarà lei ad amministrare la giustizia in città. Fin qui la cronaca.
Ma veniamo al gossip: com'è che una suora finisce per innamorarsi di un tipo come Osio? Tutta colpa di una delle allieve che, al bello e maledetto, fa gli occhi dolci. Scoperta la tresca, Suor Virginia interviene duramente: ne va del buon nome del Convento. Tutto pare chetarsi, fin quando Osio si rifà vivo per chiedere perdono e la nostra ci casca. Marianna/Virginia ha ventidue anni, lui qualcuno di più. A quanto pare, anche nel Seicento era facile cedere alla corte di un tipo simile, svelto con le parole e pure nei fatti. Iniziano gli incontri, che proprio segreti non sono considerato che due consorelle, Suor Benedetta e Ottavia, sanno e coprono Virginia. Osio ottiene addirittura la chiave del convento e di lì a poco la Signora resta incinta e nasce Francesca. Se vi domandate come tutto ciò sia potuto succedere, aspettate di sentire il resto.
Dopo la nascita della bimba, una giovane ospite del convento minaccia di parlare. Risultato, Osio le taglia la testa e la seppellisce in giardino. Virginia è d'accordo e fa dell'omicidio un monito per le altre testimoni. Anche fuori dal monastero, grazie alla micidiale efficienza di Osio, le malelingue smettono di essere un problema. Le cose per gli amanti proibiti si mettono comunque male: processati, rischiano pene durissime. Lui evade dal carcere, fa in tempo ad ammazzare Suor Benedetta e Ottavia prima di essere decapitato da un amico (!). Lei è condannata alla reclusione in una cella con porte e finestre murate per 13 anni. Pentita, vivrà nel convento delle convertite di S.Valeria, assieme a prostitute redente e a suore peccatrici, per espiare fino alla morte, avvenuta in solitudine e povertà.
La mostra, curata da Lorenza Tonani e promossa dal Comune di Milano, è ideata e prodotta da Alef con il patrocinio delle istituzioni lombarde e la sponsorship di LeNORD. La trovate aperta dal martedì alla domenica e il biglietto costa 8 euro, ma sono previste riduzioni per soci Coop Lombardia, Feltrinelli, Touring Club, Card Lenord, Fondazione per leggere e Teatro Elfo Puccini. Potete visitarla fino al 21 marzo 2010.
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