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 Ivan Alovisio, Riccardo Bini, Fausto Russo Alesi
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«Il mercante di Venezia, una riflessione sulle diversità sessuali e culturali» |
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| Presentata a Milano la grande produzione della stagione 2009-2010 del Piccolo. Un altro Shakespeare per Luca Ronconi, dopo 'Il sogno'. In scena dal 9 dicembre. Di Giorgio Viaro |
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La domanda più comune, di fronte a Il mercante di Venezia - produzione principale della stagione 2009-2010 del Piccolo di Milano, in scena al Teatro Strehler dal 9 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010 - è se si possa considerare un testo antisemita. Il personaggio di Shylock, usuraio ebreo che tiene in mano la vita del commerciante Antonio, rivendicando una libbra di carne del suo corpo come contropartita di un debito insoluto, è sempre stata oggetto di interpretazioni contraddittorie.
«Definire antisemita o filosemita Il mercante di Venezia è come definirlo anticristiano o filocristiano» precisa subito Luca Ronconi, al secondo allestimento shakespeariano consecutivo, dopo Il sogno di una notte di mezza estate della passata stagione: «tutti i personaggi sono ambigui, tutti i personaggi mutano di atto in atto. Lo scontro tra Shylock e Antonio non è uno scontro di religioni, è uno scontro di culture, di stili di vita: per Antonio, Shylock è un usuraio, spregevole perché approfitta del bisogno altrui; mentre per Shylock, Antonio è uno scialacquatore, che presta denaro con leggerezza e dunque non ha rispetto per la fortuna che ha avuto».
E tuttavia - in un'epoca di rigurgiti razziali non esauriti, di faticose battaglie per il riconoscimento dei diritti di tutte le identità sessuali, di mutazioni sociali pesantemente indotte dai regimi capitalistici dominanti - la scelta del testo fatica a sembrare casuale. «Nel Mercante di Venezia, sia nel testo originale che nel nostro allestimento, il rapporto col diverso, anche e soprattutto per abitudini sessuali, è molto forte», aggiunge Ronconi. «Inoltre l'epoca in cui Shakespeare scrisse l'opera, viveva anch'essa forti recrudescenze antisemite. Un medico ebreo della regina Elisabetta venne giustiziato con l'accusa di complotto contro la corona, ad esempio. Ma il testo rifiuta sempre di diventare un pamphlet, anche se lo scontro di civiltà e l'appello a una pacificazione possibile sono evidenti».
L'uso dello spazio che è stato scelto per l'allestimento, è grandioso e minimale al contempo. Innanzitutto, nessun elemento di scenografia panoramica: «Utilizziamo ogni angolo del palco, dalla ribalta alla parete di fondo. Abbiamo dipinto tutto di bianco per rendere l'atmosfera meno cupa, ma per il resto desideravo uno spazio vuoto che facesse risaltare il gesto e la parola, gli attori e i personaggi, i loro rapporti. L'unico oggetto dominante, in scena, sono delle grandi bilance. Temevo fosse una allusione un po' pacchiana alla Giustizia, con riferimento alla scena del processo, ma poi ho deciso di usarle comunque: rappresentano il concetto di equilibrio/squilibrio, che è centrale nella storia».
Originale anche la scelta degli attori: tutti giovani, a prescindere dalla parte. Sorprende, in particolare, l'utilizzo di Fausto Russo Alesi, classe 1973, in un ruolo tradizionalmente appannaggio di uomini più in là con l'età, quello di Shylock. «Ma il fatto che gli attori siano tutti giovani fa sì che il conflitto non sia mai generazionale, ma puramente culturale», sottolinea ancora Ronconi, che poi aggiunge: «oltre al fatto che, con una sola eccezione, ho riutilizzato gli stessi attori che hanno portato al successo Il Sogno di una notte di mezza estate, come premio e riconoscimento al loro lavoro».
Alla conferenza di presentazione era presente anche il direttore del Piccolo Teatro, Sergio Escobar, che ha aperto l'incontro snocciolando una serie di dati significativi sulla stagione 2008-2009: bilancio 2009 in pareggio, a fronte di un autofinanziamento del 52%, ed un finanziamento proveniente dal FUS di appena il 16% del totale; oltre il 50% del pubblico pagante di età inferiore ai 26 anni; e un'attività internazionale in lingua senza eguali in Europa, con la metà esatta delle ospitalità della stagione in corso di origine produttiva non italiana. A ribadire - in questi giorni di mugugni di un'istituzione non certo meno prestigiosa come il Teatro alla Scala - che «è necessario riconoscere la funzione del Piccolo Teatro come Teatro Nazionale e d'Europa». Una richiesta, non troppo velata, per ottenere maggior sostegno economico.
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 Elena Ghiaurov, Bruna Rossi
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lun 13 |
| Milano |
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-1 - 7 |
Legenda
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