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A Milano ha da poco aperto il C.I.A Non ci si lasci ingannare dall'acronimo: la sigla sta per Centro Italiano Attori. Un ambiente che apre le porte ad un nuovo modo di fare spettacolo, dove perfezionare e sviluppare capacità recitative attraverso un'attenta preparazione.
Abbiamo contattato Ivan Suen, attore di cinema e teatro, nonché creatore del centro milanese. In cosa consiste - chiedo - la nuova idea di spettacolo?
«Recito da quasi diciassette anni - risponde - e sono arrivato alla conclusione che oggi l'attore non è più competitivo, è poco allenato. Il centro propone non solo formazione, ma guarda all'artista in modo globale. Oltre allo spirito dell'attore ci preoccupiamo altresì del suo fisico. Per questo abbiamo anche una palestra attrezzata. La mia idea è che debba essere l'attore a diventare atleta e non viceversa».
Oltre alla palestra, a disposizione degli attori ci sono anche un teatro prove, una sala recitazione, una sala danza, uno studio di registrazione e anche un servizio di personal training.
Gli sforzi che state producendo - sottolineo - sono interamente dedicati all'artista, mi sembra che la figura dell'attore sia quindi centrale nella vostra idea di spettacolo.
«È il senso della mia iniziativa - risponde - chi recita deve continuare ad allenarsi, ad esercitarsi. Oggi molti attori non sono più preparati come un tempo. Faccio un esempio: gli spettatori, ma erano altri tempi, dicevano andiamo a vedere un film di Totò. Non un film con Totò. A testimoniare come l'attore da solo facesse la scena. Ecco, centrale per me è l'idea di spettacolo. L'attore - continua - deve essere il più possibile competitivo. Oggi sul set gli interpreti impiegano molto tempo per essere pronti. E per le produzioni cinematografiche questo significa un aumento di costi. Denaro che potrebbe essere reinvestito in altre necessità e, eventualmente, anche nella produzione di un altro film. Propongo, ma in senso positivo, un ritorno al passato. Meno spesa, più qualità».
Prima di Natale Richard Owen, giornalista del Times, nella sua analisi sulla decadenza italiana aveva abbracciato anche il mondo dello spettacolo. Nonostante gli ottimi attori e registi, sosteneva come nel nostro paese non si riescono ad eguagliare i fasti del passato.
Ma in Italia - domando - ci sono ancora buoni attori? E l'impreparazione prima accennata è una deficienza del tutta nostra?
«Secondo me sì. Basta guardare il numero di film che produce il nostro paese non solo rispetto agli Stati Uniti, ma anche a Cina e India. Per le produzioni americane - continua - gli spettatori dicono ancora un film di. Per quanto riguarda gli attori di casa nostra, mi preme sottolineare come ci siano ottimi artisti. Forse manca un territorio o uno spazio di confronto. Ma noi stiamo giusto agendo in tal senso».
Sono molte - chiedo - le persone che hanno abbracciato la vostra filosofia?
«Sto contattando molti artisti e molti altri - risponde - concordano con il nostro metodo di lavoro. In diversi hanno già abbracciato il progetto e qualcuno si sta già allenando nel nostro centro. Per la produzione di Fratelli al fronte, il prossimo film di Giorgio Bruno, il cast sta usufruendo dei nostri servizi.
Ma anche altri attori seguono il nostro progetto: Antonio Landi, Gianni Cavina, Naike Rivelli, Nino D'Agata, Francesco Arca, Riccardo Maria Tarci e Antonella Ponzani. Infine - conclude - abbiamo anche avviato una collaborazione con la produzione di 7 km da Gerusalemme di Claudio Malaponti. Insomma, vorrei che le persone oggi tornassero a dire un film di Totò».
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