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Apre a Palazzo Reale la grande mostra della pittrice russo-polacca. Modello di una nuova femminilità. Una vita cosmopolita e trasgressiva
 
   

     
Milano, 07 ottobre 2006
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di
Linda
Kaiser
   
«Questa è una mostra perfetta», dichiara il 4 ottobre Vittorio Sgarbi nel suo brillante discorso introduttivo all'evento, che inaugura l'attività espositiva del nuovo Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.
E la retrospettiva dedicata a Tamara de Lempicka è davvero perfetta. Appartiene a quelle (rare) mostre accurate, dinamiche, frutto di ricerca, passione, studio, comparazioni e sedimentazioni, che aprono l'arte alla lettura interdisciplinare dell'opera, individuano temi e rapporti sociali, arricchiscono il visitatore, offrendogli sempre qualcosa in più di quello che si aspetterebbe. Una mostra, insomma, che vale il viaggio e allarga il cuore.

La curatrice Gioia Mori definisce questa esposizione "la fase conclusiva di un lavoro iniziato nel 1990", e passato attraverso la pubblicazione, nel 1994, per Giunti, di una sua prima catalogazione e revisione storica delle opere dell'artista.
La critica romana presenta Tamara al pubblico con grande entusiasmo e ancor più grande passione, restituendo un ritratto sintetico e ricco di stimoli della sua complessa personalità. Gioia Mori spiega anche di aver voluto mettere in luce nella mostra soprattutto il rapporto dell'artista con l'Italia. La prima personale di Tamara de Lempicka avvenne proprio a Milano nel 1925, nell'allora celebre Bottega di Poesia, la galleria del conte Emanuele Castelbarco in via Montenapoleone 14.
L'affascinante e cosmopolita artista polacca (nata a Varsavia nel 1898) visse in Russia, a Parigi, in Italia e negli Stati Uniti, mentre trascorse gli ultimi anni in Messico, dove morì nel 1980.

Il percorso espositivo a Palazzo Reale è scandito in dodici sezioni, che presentano 60 dipinti di straordinaria bellezza e 10 disegni di Tamara de Lempicka. Più della metà dei dipinti non sono mai stati esposti in Italia o non lo furono più dopo la personale del 1925. Il parallelismo tra la vita, l'opera e il contesto dell'epoca è svolto anche attraverso lavori di altri artisti importanti (come Oppi, Casorati, Donghi, Cagnaccio di San Pietro), documenti, fotografie, libri, cataloghi, giornali, riviste, lettere autografe a Gabriele D'Annunzio, film e oggetti d'arredo.

Di Tamara emergono tutte le componenti: fuggiasca dopo la Rivoluzione d'Ottobre e icona degli anni Venti (sezione 1 - Una polacca da San Pietroburgo a Parigi), studiosa dei maestri italiani e del neoclassicismo francese, trasgressiva ed eccessiva (2 - A scuola da Lhote, Pontormo e Ingres), lanciata in Italia come artista internazionale (3 - La prima personale: Milano 1925), frequentatrice di letterati (4 - Da Castelbarco a D'Annunzio), artista "di restaurazione" e protagonista del "ritorno all'ordine" (5 - Percorsi paralleli: i "neoclassici" italiani), riconosciuta ufficialmente dai musei e premiata in esposizioni famose (6 - Il "perverso" stile Lempicka), elegante testimone del mondo lussuoso della moda e dello spettacolo (7 - Un'artista "alla moda"), ricca, bella e presente in tutti i canali della comunicazione e in tutte le occasioni mondane (8 - La "charmante" Tamara, stella di Parigi), abitatrice di architetture e spazi modernisti (9 - L'atelier di rue Méchan: una grigia modernità), depressa (10 - "Una depressione da artista"), "esotica baronessa del pennello" (11 - "L'esotica" Tamara negli Stati Uniti), vagabonda e stravagante (12 - "La regina del bizzarro").

Sono particolarmente interessanti le sezioni 8 e 9, due rappresentazioni contrapposte dell'artista. In una stanza si gode il suo pieno successo degli anni Trenta, i ritratti strepitosi e l'acquisto da parte dello Stato della Jeune fille en vert (Jeune fille aux gants) (1930). Seni che sembrano coni, capelli come matasse di trucioli di metallo. Un "egofuturismo" russo, una sorta di esperanto artistico. Persone amate - uomini e donne - ritratte con amore, capolavori di rara maestria.
Nella stanza successiva si rivive, con angoscia, la coesistente solitudine di Tamara. Il breve filmato per il cinegiornale girato nel 1932, Un bel atelier moderne, restituisce i gesti dell'artista nella sua quotidianità. Pennello in mano, nel boudoir, a tavola, a cena con se stessa. Tubi d'acciaio, divano e tavolino, vetro. Spazio vuoto e silenzioso. Quasi una scenografia.

Come scenografica è la sua fine. Suggestionata durante il Grand Tour in Italia dalle rovine di Pompei e dal calco di un ragazzo imprigionato dalla lava del Vesuvio, fa spargere le proprie ceneri in un vulcano.
Il Popocatepetl, "la montagna che emette vapore". L'immagine di un mito.

Tamara de Lempicka
Palazzo Reale - Piazza Duomo 12 - 20122 Milano
Apertura: dal 5 ottobre 2006 al 14 gennaio 2007
Mar.-dom., ore 9.30-19.30; gio., ore 9.30-22.30; chiuso al lun.
Informazioni e prenotazioni: tel. 02-54919
www.tamaradelempicka.it
www.comune.milano.it/palazzoreale
Biglietti: intero € 9,00, ridotto € 7,50
Catalogo: a cura di Gioia Mori, Skira, 2006, pp. 208, € 40,00
 
 
 
 
 
 
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